FLAMIN’ GROOVIES – Now (Sire)  

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Now esce nel 1978. A due anni da Shake Some Action.

In mezzo c’è stato il punk. Ma ascoltandoli uno dopo l’altro, viene difficile crederci.

Nonostante fossero stati in qualche modo artefici forse inconsapevoli di tutto quel gran casino che è scoppiato lì fuori, i Flamin’ Groovies perseverano nel loro anacronistico mondo illuminato da chitarre sgargianti e prelibatezze vocali copiate o rubate a Beatles, Raiders, Big Star, Byrds, Buddy Holly, Rolling Stones con un disco che, complice il meticoloso lavoro in regia di Dave Edmunds (microfoni piazzati direttamente sugli ampli e altri disseminati in studio a captare i naturali eco e riverbero dell’ambiente e diverse take di ogni pezzo, per poi poter operare sul cutting e l’editing), è l’esatta riproduzione del disco precedente, seppur registrato con vita meno travagliata.

Mike Wilhelm dei Charlatans si avvicenda alla terza chitarra al posto di James Ferrell che finirà a dar man forte all’ex-compagno Roy Loney per il bellissimo Out After Dark dei suoi Phantom Movers.

A supportarli ci sono, come sempre, Greg Shaw dalle pagine di Bomp! e Kris Needs da quelle di Zig Zag. Il pubblico molto meno. Now vende pochissimo, complice la scarsissima promozione della Sire, interessata soprattutto a spingere Ramones e Talking Heads, assoluti alfieri del “nuovo” da contrapporre nella scacchiera ai pezzi troppo disciplinati dei Groovies. I pezzi forti del disco sono Good Laugh Mun e All I Wanted che però stanno un passo indietro rispetto a You Tore Me Down e Shake Some Action e cento passi distanti da Slow Death, il pezzo che aveva in qualche modo reinquadrato il suono della band californiana nel lontano 1972.

Il meglio vive stavolta della luce riflessa del sole byrdsiano di Feel a Whole Lot Better e di quello eclissato e torbido degli Stones di Paint It Black. Piegandosi ai maestri non potendo più salire in cattedra.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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THE OPTIC NERVE – Lotta Nerve (Get Hip)  

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Non era detto funzionasse.

E difatti non funzionò.

Durante una pausa dai Fuzztones, Elan Portnoy e Ira Elliot mettono su un estemporaneo gruppo chiamato Bohemian Bedrocks assieme al fratello di Elan, allora bassista degli Outta Place e a Bobby Belfiore dei Purple Onion. Non fanno tantissima roba. Giusto qualche concerto e qualche registrazione nella stessa sala prove dei Fuzztones. Diverse cover e qualche pezzo originale. Poi Elan e Ira ripartono per il tour europeo di Lysergic Emanations che consacra i Fuzztones nel vecchio continente e che sancisce anche la fine dei rapporti tra Elan e Rudi, accusato di averne legato di troppo “stretti” con la di lui ragazza. Sono cose che accadono. Non solo se sei in una rock ‘n roll band.

I Bohemian Bedrocks a quel punto non esistono più. E neppure gli Outta Place. Quando rientra a New York infatti Elan trova il fratello Orin e Bobby Belfiore impegnati a dare un seguito a quegli esperimenti che avevano iniziato assieme, scartavetrando la scorza garage/punk e mettendo a nudo la fragilità di quelle canzoni. Assieme a loro ci sono Tony Matura e Frank Manlin. Girano per i club della Grande Mela sotto il nome di Optic Nerve portando una ventata di armonie folk-rock dentro la tempesta garage-punk che si stava lentamente trasformando in un uragano alimentato da venti stoogesiani.  Azzardando una scommessa che, come dicevo in apertura, non era detto funzionasse.

E difatti non funzionò.

Nonostante due singoli strepitosi (quelle cinque canzoni, messe qui una accanto all’altra, destano ancora stupore e meraviglia) carichi di richiami al jingle-jangle di band come Beau Brummels, Blue Things, Turtles, Love e Byrds e un’immagine ultracool, gli Optic Nerve furono costretti a fronteggiare senza successo un pubblico affamato di suoni sempre più muscolosi, svanendo nel nulla in meno di un quinquennio e per moltissimo, troppo tempo.

Torneranno trent’anni dopo, come torna la nostalgia.

Consapevoli che forse non funzionerà neppure stavolta.

E non è detto funzionerà.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

 

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