LOOSE – Untamed (Rockin’ House)

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Se seguite le vicende di Bassa Fedeltà e quelle del suo figlioletto tamarro Metallic KO non dovrebbe esservi sfuggito il nome dei Loose, quintetto votato al più schietto Detroit-sound di Stooges e Radio Birdman. Bene, il loro nuovo 7″ Untamed esce per la statunitense Rockin’ House e vi consiglio di sfilarlo subito dallo scaffale del vostro negozietto di fiducia e farlo vostro, anche a costo di rubarlo.

In soli 5 anni il loro livello di scrittura è cresciuto in maniera incredibile assimilando la più selvaggia tradizione rawk ‘n roll e scaraventandocela addosso come fiotti di sborra.

We’ll Make It esplode di schiumazza wah wah e secrezioni ormonali, Let Me Know ha lo stesso slancio epico che fu dei migliori New Christs. Un anthem assoluto con un ponte chitarristico che in trenta secondi dice più di quanto uno Scaruffi potrà mai scrivere su quello che è il rock ‘n’ roll.

I Loose sono un buco di donna, odore di sesso che ti satura le narici e desiderio denso come miele che ti imbratta le mani. Assolutamente deviato e fottutamente erotico.

                                                            Franco “Lys” Dimauro

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SNOW BUD AND THE FLOWER PEOPLE – Flashback (Cavity Search)

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Chris Newman è l’altro pilastro underground di Portland, la città di Fred Cole.

Una trentina di album all’attivo, la maggiorparte dei quali incisi con i Napalm Beach, venduti chissà a chi, che gli hanno garantito l’ingresso nell’Oregon Music Hall of Fame nel 2007. Nessuno tuttavia pare ricordarsi di lui, soprattutto qui in Italia, anche se un suo brano, fortemente voluto dalla vedova Cobain, è passato sul documentario Kurt & Courtney.

Con la sigla Snow Bud and The Flower People ha registrato sette album dal 1986 ad oggi, due dei quali solo su cassetta. E l’ultimo dei quali è questo Flashback prodotto da un altro lupo di vecchio pelo come Jack Endino.

Un suono spurio quello della sua band.

Sicuramente pieno di reminescenze acid-rock che vengono subito messe in mostra e inasprite dalla mano di Endino nella traccia di apertura, quasi un George Thorogood sotto petrolio

Ma non solo.

Rat Fink ad esempio è un classico, fetente numero alla Raunch Hands.

La title-track è invece un ottimo numero cow-punk. Marcio e trascinante.

Sono i due pezzi migliori dell’album, per chi come me si accontenta di un bel riff e un ritmo che ti metta voglia di cavalcare, anche se vi manca il cavallo. 

Su pezzi come Stoner Girl e No Shake viene invece fuori quel canto un po’ marpione figlio dell’Iggy Pop di mezz’età che funziona sempre, anche quando i toni si fanno lenti come sulla bella Mary Jane Brown. Unico pezzo davvero poco riuscito il blues da stadio di No Shake dove Chris si fa afferrare per il bavero dal solito chitarrista superdotato e trascinare in un inutile dimostrazione di virilità testosteronica, roba che farà felice sua moglie, ma che a me serve solo a farmi cambiare stanza, letto e disco.

 

                                                                                    Franco “Lys” Dimauro 

 

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