SPACIOUS MIND – The Mind of a Brother (Delerium) / ISIS – Edgar’s Hair (Suburban)

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Approdano alla corte della Delerium gli svedesi Spacious Mind, alfieri della psichedelia cosmica per tutti gli anni Novanta e gruppo emblema, al pari di Ozric Tentacles e Mandragora, di quell’hyppismo astrale che ha innalzato a Stonehenge e Terrastock i propri templi e ridisegnato il sistema solare secondo logaritmiche visionarie e devianti.

Una sorta di filosogia freak vicina allo spirito new age di equilibrio universale e a certo sciamanesimo esoterico che vibra anche dentro le cinque lunghissime tracce di questo The Mind of a Brother.
Canzoni dentro cui si riverberano gli echi di quello space sound che tutti sappiamo: i Pink Floyd del periodo cosmico (Interplanetarian Lovemachine è o non è una Interstellar Overdrive per le nuove ciurme di frikkettoni dello spazio profondo? NdLYS), le gelide folate di Amon Düül II e Hawkwind, le suite raga della Edgar Broughton Band.
Un missile puntato verso le stelle.


Anche gli Isis si affidano spesso a lunghe cavalcate cosmiche per disegnare la scaletta di questo loro terzo album, prodotto da Mr. Pieter Kloos, già a fianco di Motorpsycho, 35007 e 7 Zuma 7.
Into the air apre annichilendo, torbida e malata. Cancerogena.
Spianando la strada per Has He Got Any Ohysical Defects?, ricca di richiami alle motorpsychedelictunes che amiamo.
You You You è doomy,ma i Black Sabbath e lo stoner non c’entrano nulla.
È un suono che rimbalza cianotico mentre sprofonda verso il maelstrom.
Around a Roundabout esplode invece fragorosa e fiera e fa da prologo a una Monkey’s Chair già più irregolare e stranita.
B.A.D. è l’epilogo: inizia deflagrando e poi salta nel vuoto che ella stessa ha creato….the stars are beautiful….mentre tutto sembra aver smarrito la rotta…pochi suoni restano lì, come sospesi in assenza di gravità, finchè l’astronave riprende il viaggio, le stelle toccano a fiaccolare minacciose come dardi appesi alle finestre dell’universo e ci si accorge che gli alieni hanno già invaso la cabina di precombustione.

 
                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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BREATHLESS – Blue Moon (Tenor Vossa)  

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Dopo la pubblicazione di Between Happiness and Heartache, le uscite dei Breathless di diradano, a dimostrazione che per Dominic e Ari gli impegni coniugali hanno sostituito quelli artistici nell’ordine prioritario delle loro vite. I Breathless rimangono ai margini (come in fondo, inspiegabilmente, è sempre stato) del  mercato musicale importante, pur influenzando trasversalmente molte delle band che stanno emergendo nella prima metà degli anni Novanta, Sigur Ròs e Mogwai in primis. La Luna Blu è quella che albeggia nel 1999 dopo otto anni di oscurità, innalzando le maree soniche dei Breathless ad un livello, seppur intuibile, mai arrivato prima. Sono lunghe pieces per lo più strumentali e quasi totalmente improvvisate in studio, secondo una visione krauta che era già palpabile negli album della prima stagione e che il fenomeno post-rock ha nuovamente riportato all’attualità di quegli anni e che raggiungono il culmine orgiastico nelle tre lunghe riprese che documentano l’allunaggio e intitolate Moonstone. Se i primi due movimenti furono pubblicati all’epoca in edizione limitata, il terzo era rimasto ad oggi inedito e viene incluso in questa ristampa in doppio supporto (digitale e vinile) targata 2016 assieme ad un altro frammento lunare come Blue Moon. Sono tredici minuti di ronzii elettronici e fischi che inseguono il sogno spaziale dei primi Pink Floyd e che ben si inseriscono nel filone tracciato sull’album da pezzi come All the Reasons Slide o No Answered Prayers o dai vortici galattici che avvolgono brani come Come Reassure Me o Magic Lamp che emulano lo sciabordio elettrico dei Telescopes o dei My Bloody Valentine.

Il marchio di fabbrica dei Breathless, quella psichedelia densa, avvolgente e tantrica, ossequiosa del passo indolente della notte non è andata però perduta. Walk on the Water e Goodnight si riallacciano infatti al passato storico della formazione inglese, pur cedendo il passo a certe derive quasi new-age o a certi cerebralismi che navigano nelle orbite di band come Stereolab o Tortoise e che tracciano traiettorie inedite per la una delle più preziose e, ahimè, sconosciute formazioni di tutto il post-punk inglese.    

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro 

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