TRUE WEST – Drifting (PVC)  

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Chissà. Se Joe Backer, il batterista chiamato da Russ Tolman a sostituire Frank French per le registrazioni del secondo lavoro dei True West, fosse stato meno timido, meno emozionato, meno vulnerabile forse il Drifting che avremmo avuto sui piatti sarebbe stata una pietanza diversa. Perché delle 40 ore di registrazione ai Bearsville Studios con Tom Verlaine al banco regia la metà venne sprecata per adeguare il ritmo della batteria a quella dei brani, tanto da convincere il buon Tom che pure era animato dalle migliori intenzioni, che tutto quel movimento (Verlaine era intenzionato a produrre anche Dream Syndicate e Thin White Rope, NdLYS) che sembrava ispirarsi ai suoi Television non era altro che una gran bufalata messa su da gente incompetente e a tornare a farsi i cazzi suoi.

Il lavoro viene completato, con un nuovo batterista, a San Francisco da Russ Tolman assieme a Paul Mandel e pubblicato dalla PVC dopo l’estate del 1984.

Il suono rimane circostanziato dalle parti di Television e Velvet Underground anche se alcune inclinazioni new-wave  sono ancora evidenti (l’uso dell’eco per le voci ad esempio) seppur marginali ad un contesto sonoro che fa leva soprattutto sugli intrecci chitarristici di Tolman e Richard McGrath, spesso pigri, altre volte più visionari ed epici, come su Morning Light o nella bella Hold On che dal vivo si allunga infatti a dismisura, come il pene di un pornodivo.

Il capolavoro che però i True West sperano di costruire sulle orme dell’ex compagno di avventure Steve Wynn, non arriva. Drifting lascia, forse a causa della voce poco incisiva di Gavin Blair, orme incerte nella sabbia del Paisley americano. Ancor meno nella pista di terra e merda della storia del rock.

                                                                               

                                                                       Franco “Lys” Dimauro   

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LUCKY BISHOPS – Lucky Bishops (Woronzow)

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Immaginate che l’Inghilterra sia una spugna immersa in un bel mare zuccheroso di frutta caramellata. Bene, supponete ora di afferrare questa spugna e di strizzarla, ancora gonfia, su una fruttiera ricolma di fragole, gelsi rossi e polpa d’ananas.

Il risultato finale potrebbe non far felice il vostro odontoiatra ma potrebbe però lambiccarvi il cuore e questa cura omeopatica avrebbe un nome: Lucky Bishops.

Il loro album d’esordio è di una bellezza pop disarmante: rivoli psichedelici fuoriusciti dal Revolver brandito dai Beatles, il beat stile liberty dei Kinks maturi, angoli bucolici vicini allo spirito di Gorky’s Zygotic Mynci, ricami LYSergici colati da uno spartito degli XTC. Il tutto tenuto insieme da una girandola di colori dalle tinte elettriche. Un tuffo nel mare della psichedelia gregoriana.

Franco “Lys” Dimauro

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