LITFIBA – Desaparecido (I.R.A.)  

Si tende a rimuoverlo, per una serie infinita di motivi. Che sono soprattutto storici o, meglio, deformati dalla storia ma, soprattutto, culturali. Perché, essendo la musica rock qualcosa di mascolino, dei maschi conserva e propaganda non solo le virtù ma ne mantiene anche i difetti. Come quella dell’esclusività affettiva secondo cui se ciò che riteniamo bello viene in qualche modo apprezzato e corteggiato da altri, nell’incapacità di difenderlo, si prova a dissimularne il ricordo, a snobbarne la vicinanza.  

La musica dei Litfiba degli anni Novanta, elargita a folle sempre più vaste e strappata quindi a quella sorta di privilegio esclusivo che viene spesso sventolato a baluardo di una raffinatezza artistica capace di parlare al cuore di poche anime elette, spinta con forza nell’imbuto del gusto popolare calcando su musiche sempre più volgari e pacchiane è l’emblema di questa tendenza al revisionismo storico posto a tutela del nostro compiacimento cognitivo (“eh…quando li conoscevamo in dieci…”) ed emozionale (“eh…quando li ascoltavamo in venti…”, senza riflettere sul fatto che forse fra quei venti, diciannove adesso ascoltano quel che passa il governo, come gran parte degli altri sessanta milioni).

Desaparecido fu invece il disco che aprì, più ancora che il bellissimo Siberia dei Diaframma uscito pochi mesi prima e che in qualche modo restava “confinato” in una visione mitteleuropea e britannica del post-punk, ad una visione italiana, mediterranea della new wave importata dall’Inghilterra.

Moltissimo, in termini di approccio (teatrale, lirico, scenografico, musicale) alla musica new wave straniera, per tutta la metà del decennio rimanente ha la sua paternità in questo disco pubblicato nel 1985 dove confluivano tutte le musiche che in qualche modo ci erano piovute addosso in quella grande orgia lussuriosa che era la musica del dopo punk e che i Litfiba si sforzavano di ricontestualizzare trasportando il combat-rock degli U2 in terra d’Argentina o il pop caraibico dei Duran Duran in Turchia, inscenando un Risiko che conquista il bacino del Mediterraneo muovendo i carri armati dell’armata britannica (Simple Minds, Ultravox, Psychedelic Furs, David Bowie).

Non ha in sé nessuna vera novità ma si fa voce del bisogno collettivo di quegli anni di avere in patria un teoreta fuori dai clichè nazional popolari, di un esteta del nuovo che ci aiuti ad identificarci nella figura senza volto e senza rughe del milite ignoto.

Piero Pelù nel 1985 è quell’uomo. I Litfiba, i suoi soldati.

Desaparecido è uno scambio di lettere dal fronte. Da soldati immaginari verso donne immaginarie, da luoghi immaginari verso nemici immaginari.

Lo si ascoltava, lo si ascolta, sentendosi parte di un qualche plotone assediato dalle forze nemiche.

Sapendo che se non hanno il coraggio di spararti in fronte, lo faranno colpendoti alle spalle. E forse, con addosso la tua stessa divisa.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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