THE FLAMING SIDEBURNS – Keys to the Highway (Bitzcore)  

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Dei Flaming Sideburns mi piace la capacità a muoversi con destrezza dentro il museo delle cere del migliore, classico motherfucker rock ‘n’ roll risultando sempre credibili ed efficaci. Una “assimilazione” dei canoni r ‘n’ r che dalle loro parti è comunque diffusa tanto quanto qui da noi l’inclinazione genetica alla canzonetta melodica. Keys to the Highway non aggiunge nulla su ciò che sappiamo di loro, se non la conferma alla loro dottrina con un’altra dozzina di canzoni che sfrecciano tra glam simil-Stooges (Cut the Crap), ballate dalla scorza metropolitana (Slow Down, che copia ma non eguaglia la loro Flowers), vagonate di riffs caduti dai van di Flamin’ Groovies, Sonic‘s Rendezvous Band, MC5, Dead Boys e tanta lordura soul punk (soprattutto, ovvio, sulle due tracks con Lisa K dei Bellrays, NdLYS) e street-roll.

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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BUGO – Sentimento Westernato (Bar La Muerte/Beware!/Wallace)    

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Minchia che spasso! Riecco Bugo, lo spazzacamino matto, il folletto che odora di hashish e Felce Azzurra, il clown in grado di riportare il sorriso sulle facce scure di tanti salici piangenti o, peggio, da cipressi che popolano l’underground italiano. Strambo, insolente, fuori di testa e un po’ cazzone, il signor Cristian Bugatti è riuscito col suo La prima gratta a moltiplicare gli avventori al bancone del Bar La Muerte. Gioco di prestigio che pare voler ripetere con questo suo nuovo album. Roba che provoca la dipendenza come le crepes alla Nutella e nocciole, le riviste porno o le erbe fresche del sig. Philip Morris. Dategli un paio di ascolti e vi ritroverete a canticchiare Vorrei avere un Dio, Bisogna fare quello che conviene o Pepe nel culo persino al lavavetri cui avete abbassato il finestrino al solito rosso del solito semaforo. Perchè la forza del Bugo sta non tanto nei nonsense, nelle rime idiote o nelle associazioni assurde che affollano i suoi testi, ma proprio nel vestito sonoro che gli ha cucito addosso. Un po’ Beck e un po’ Battisti, un po’ Barrett e un po’ bluesman sgangherato, un po’ Lou Barlow e un po’ Guided by Voices/Ween. Roba che ti puoi divertire a provare sulla tua scassatissima sei-corde appoggiata alla parete per “vedere da vicino l’effetto che fa”. Simpaticissimo e burlone, lui è l’eroe del perché low-fi italiano “…non ci sono storie!”.

 

Franco “Lys” Dimauro

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