MOTÖRHEAD – Another Perfect Day (Bronze)  

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Lemmy e Brian Robertson si parlano appena per un anno. E molto di quello che avevano da dirsi lo registrano su Another Perfect Day. Lemmy e Phil Taylor hanno appena incassato la defezione di Eddie Clarke e Robertson e trovano in Brian un sostituto dignitosissimo ma ostinato che si rifiuta di suonare i vecchi cavalli di battaglia.

Però ne scrive di nuovi e di molto belli.

Dieci sono chiusi dentro Another Perfect Day.

Dopo il parto gemellare di Ace of Spades e Iron Fist, lo stile di Robertson porta aria di novità dentro il suono quadrato della band assottigliando da un lato la parete che li separa dal classico heavy metal sound e dall’altro innestando soluzioni melodiche più nette (Shine, Dancing on Your Grave, Another Perfect Day, I Got Mine). Roba che se passasse in radio provocherebbe contestazioni, scomuniche e prediche da messa domenicale in ogni caso.

Così è meglio non siano passate e che voi non abbiate dimenticato a fare il segno della croce quando dal cielo si affaccia la testa dello Snaggletooth.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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THE ROLLING STONES – Emotional Rescue (Rolling Stones)    

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Forse sono gli stessi Stones a non voler troppo bene ad Emotional Rescue. Fatto sta che tutto quanto preparato tra i Pathè Marconi Studios di Parigi, gli RCA Studios di Los Angeles e gli Electric Lady Studios di New York fra il Gennaio e il Dicembre del 1979 rimarrà confinato sui solchi di questo album di passaggio fra gli anni Settanta e l’incerto decennio che si appressa e salutato con una scia di sangue e alcol che Keef lascia sullo studio a salutare la fine di un lavoro che è costato più fatica che gioia. Degli undici pezzi messi insieme, solo tre finiranno infatti nel repertorio del gruppo. Tutto il resto verrà dimenticato in fretta. Dagli Stones e dai loro fan. Accrescendo il sospetto che Emotional Rescue, come tradisce il titolo, fosse stato assemblato come contorno obbligato all’omonimo singolo pubblicato in contemporanea nel Giugno del 1980. La sensazione di un disco tirato su alla bell’e meglio e senza poca convinzione fa però da diga all’estratto successivo, riservando agli Stones un poco dignitoso trentaseiesimo posto per She’s So Cold. Jagger e Richards ci infilano dentro arie mariachi e ritmi sudamericani, cassa in quattro quarti, bassi slappati e funky, chitarre rock, falsetti e bisbigli porno, pennate reggae ma dimenticano di usare del collante che possa reggere l’intero lavoro e soprattutto di scrivere qualche canzone memorabile, mostrandosi smarriti e disarmati davanti all’avanzare degli anni Ottanta.

 

                                                                        Franco “Lys” Dimauro

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THE PINK FITS – De Ja Blues (Off the Hip)

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Di loro vi parlai tre anni fa, all’epoca del loro album di debutto per cui ripigliatevi in mano quel numero per sapere da dove, in senso geografico ed artistico, provengono i Pink Fits. Il nuovo album sembra leggermente più “a modo” rispetto al fragore di Fuzzyard Gravebox, come un redneck che abbia imparato a chiedere scusa dopo aver ruttato o che abbia deciso di lavarsi le mani prima di palpare il culo alle massaie dentro il granaio. Succede soprattutto nella seconda parte del disco, quando brani come I‘m on the Red, Beefheart o Like Holly Would si colorano di steel guitars e il mondo sembra diventare più buono. La prima metà dell’ album è invece della solita pasta: piccoli delizie garage come Hey You, sfavillanti power-pop songs come Got Nothing On o Georg Allen (dove pare di sentire un’eco dei grandi Stems o degli ultimi Sick Rose, NdLYS), spiritati boogie figli di New Bomb Turks e Hellacopters (De Ja Blues, Lex In B, Moon Runner) a ricordarci come il mondo invece sia infinitamente più cattivo e noi troppo poco indulgenti.

 

                                                                          Franco “Lys” Dimauro

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