DAVID BOWIE – Pin Ups (RCA)  

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Bryan Ferry non accolse con grande entusiasmo la notizia che Bowie stava per realizzare un album di cover. David glielo confida al telefono, dopo le date al Rainbow Theatre in cui i Roxy Music sono stati scelti come gruppo spalla. Ferry sul momento non dice nulla ma il mattino dopo si reca all’ufficio legale della Island perché costringa la RCA a pubblicare il disco di Bowie solo dopo che i negozi si sono riforniti del suo album solista. Che è un disco di cover, infatti.

Proprio come quello che ha deciso di pubblicare un po’ illogicamente Bowie al rientro dal tour devastante di Ziggy Stardust. Pin Ups è un commiato un po’ sottotono per gli Spiders from Mars e, nonostante lo si ascolti con piacere, rappresenta una sorta di bug artistico fra la fase glam che lo precede e quella soul che lo segue. Un disco che schiaccia nell’ovvietà superflua il demone insano del rock ‘n roll.

È un omaggio tutto sommato abbastanza fedele e a tratti anche poco riuscito all’epoca della Swinging London che Bowie ha frequentato come musicista ma soprattutto come appassionato tra il 1966 e il 1967. Pretty Things, Who, Yardbirds, Pink Floyd, Them, i trasfughi Easybeats fra i prescelti di questo tardo saluto alla stagione della ribellione beat che qui, decontestualizzata storicamente, diventa un’operazione nostalgia che non lascia graffi sulla schiena.  

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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THE QUARTER AFTER – Changes Near (The committee to keep music evil)

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Tornano i fratelli Campanella con questo secondo disco pieno di suggestioni psichedeliche e folk trasversale. L’inizio è superbo, con una Sanctuary che pare una traslazione acustica della My Time dei Golden Dawn e una She Revolves che ci riporta indietro agli sfarzi del Paisley etereo dei Rain Parade, dei primi R.E.M. e dei raga dei Things poi il disco pare prendere una rotta più tradizionalista (sulla riga roots dei Long Ryders e dei sempiterni Byrds) e si appiattisce un po’ e fatti salvi i flashes purpurei della bellissima Early Morning Rider, bisogna aspettare la chiusura affidata al tremolo diddleyano di Sempre avanti duplicemente dedicata a Frank Campanella e Johnny Marr per riaccendere i ricettori dell’attenzione.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro   

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BISCA – Il cielo basso (Il Manifesto)    

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Gli anni dell’Incredibile Opposizione avevano dato visibilità e regalato pubblico a uno dei gruppi storici dell’altra Napoli ma poi lo sperma del diavolo ci ha messo lo zampino e i Bisca sono andati altrove, felice di ritrovarsi semplicemente vivi. Ora che il cielo è diventato basso e che i canali distributivi de Il Manifesto potrebbero mettere le pezze sulle pecche promozionali della Self, potrebbero anche, come gli gnomi che loro stessi tratteggiano, toccarlo con un dito, il cielo. Ma non credo lo faranno. Non si sono mai concessi troppo, i Bisca. Rimangono scomodi. Anzi lo sono molto di più adesso che, rientrato il fenomeno dell'”ankiovadoalcentrosocialeeascoltolamusicadelleposse”, loro continuano a fare la loro cosa, a dire quello che vogliono e a farlo a modo loro. Che magari non a tutti piace, come è giusto che sia. Il nuovo disco prosegue nell’elaborazione di quello che i Bisca propongono da anni con sottili modifiche, gli aggiustamenti d’obbligo, le coloriture dovute: funky urbano, vicino a certo “sentire” napoletano che già fu di Avitabile e Senese, sempre più colorato ed arricchito da furfanterie elettroniche. Non sempre funzionali, a mio parere. Dei Bisca mi piace il suono sanguigno, il ruggito del sassofono, la voce scomposta e catramosa. Certi “zuccherini” dolci per palati raffinati lasciamoli servire da altri, che già sono in tanti. Il cielo basso alterna così nuovi classici del Bisca-pensiero (La lavatrice e il generale, Il mio mondo, Migrante, In superficie, Che senso ha) ad altri momenti meno ispirati, quasi di stanca (Maledetti, Mr John, Pensieri, Le pietre), e tuttavia ha una sua valenza di insieme abbastanza alta, capace ancora di mettere la saliva al naso di tanti. Fatevi sotto, che ora che va di moda il no-global pensiero qualche critico illuminato si ricorderà nuovamente di farveli accattare.

La storia va a cicli, come le donne.

 

Franco “Lys” Dimauro

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