THE BEATLES – A Hard Day’s Night (Parlophone)

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La certificazione del successo popolare dei Beatles e nel loro ingresso nell’immaginario sociale è celebrato con A Hard Day’s Night, la pellicola che ne esalta le gesta e documenta l’isteria collettiva che li vede come protagonisti.

Il disco che ne viene tratto, il primo realizzato interamente con materiale proprio, è un lavoro che perfeziona quanto mostrato nei due dischi dell’anno precedente, sia in termini di raffinatezza stilistica che di produzione. L’uso delle chitarre a dodici corde creano l’opportuno cuscino d’aria che esalta le armonizzazioni straordinarie del quartetto e che diventerà uno degli elementi chiave per la nascita del movimento folk-rock americano che nascerà di lì a breve e che congiungerà idealmente il più influente artista americano (Bob Dylan) con i più autorevoli protagonisti dell’invasione americana.

È in ogni caso pura musica di intrattenimento, lontana da ogni implicazione politica e sociale, fiera del suo disimpegno, interessata solo a propagandare se stessa. Virtuosa nella sua perenne ricerca di una perfezione che è ancora squisitamente estetica, la musica di A Hard Day’s Night con i ritornelli fulminanti e il ritmo deciso  della title-track e di Can’t Buy Me Love inaugura ufficialmente la nascita del beat inglese. I Beatles diventano la macchina pop perfetta.   

   

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

 

FUN LOVIN’ CRIMINALS – Come Find Yourself (Edsel)  

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Venti anni di Come Find Yourself.

E la prima cosa che mi salta in mente è: Dio come sono invecchiato.

Non avevo ancora una famiglia. La mia famiglia, all’epoca era la radio.

Era la terza edizione di Violent & Funky, il mio rock show del periodo, quando uscì questo disco che, radiofonicamente, era di una persuasività sconvolgente.

Aveva il groove e la sfacciataggine giuste per ruffianarsi metà dei miei ascoltatori. E se li ruffianò. Grazie soprattutto a “quel” famoso campionamento rubato a Pulp Fiction, che era il film più figo che c’era. E faceva tribù. Proprio come il mio rock-show, come ogni rock-show.  

Erano arrivati da New York, seduti con le facce da teppistelli chicani che sognano di diventare i papponi più ricchi e rispettati del quartiere su una decapottabile che gira per i vicoli della loro città. E avevano creato l’identico scompiglio generato da Licenced to Ill dei Beastie Boys più di dieci anni prima. Come loro, era difficile prenderli troppo sul serio, per via di quell’aria strafottente e di quelle chitarrone maleducate infilate dentro un suono grasso che sapeva di burro di arachidi e silicone. Ragazzacci che si erano imbucati alla festa con l’intento di far chiasso, toccare le chiappe alle invitate e pisciare dentro le brocche dei cocktail. Con un lessico approssimativo in cui le parolacce superano di gran lunga le congiunzioni.

Un fascino tamarro che la critica non poteva ufficialmente tollerare ma che tuttavia non era facile bocciare definitivamente perché quel suono a metà strada tra il funky sporcaccione di Barry White, il jazz ammiccante di Louis Armstrong e quello acido di Deodato, le ballate marpione del Lou Reed di Coney Island Baby e il rock più elementare, rozzo e “popolare” (tra i riff che fanno capolino quelli di Deep Purple e Lynyrd Skynyrd i più quotati) in qualche modo ingranava. Andando controcorrente rispetto alle cerebrali derive post-rock e math in cui il rock “colto” sta andando ad infognarsi.

Vincendo. Forse barando o usando la prepotenza. Ma vincendo comunque.

La Edsel ne celebra adesso il ventennale ostentando la pacchianeria esagerata che merita: triplo CD, edizione strumentale in picture disc, 10” supplementare con le sessions per la BBC, DVD e stampa firmata (più tour di supporto). Come fossero i Red Hot Chili Peppers. Dal cui pubblico attinsero un bel po’ di fans, condividendo con la band californiana il gusto per le pose eccessive, sopra le righe, volgarucce e qualunquiste.

E se è vero che di buona parte del materiale supplementare e delle sue decine di versioni remix, strumentali o censurate si può beatamente fare a meno, così come dei video con le gemme di neve posticce è facile trovare traccia in rete, è altresì vero che Come Find Yourself, con la pingue che questi venti anni gli hanno messo addosso, non ha perso un’oncia del suo fascino truzzo e del suo disimpegno improbo e sborroso. Anche se non ci sono più le ombre delle twin towers a tagliar loro la strada e i fratellini Ramone sono saliti in cielo usando gli ascensori dell’Empire State Building.

Stick ‘Em Up Punk, It’s The Fun Lovin’ Criminals.

 

                                                                                   Franco “Lys” Dimauro

MOV1193LP