THE UNKNOWNS – The Unknowns (Disc’Az)

Fra le tante storie che circondano il mito di Bowie e che sono state rispolverate dopo la sua morte e speziate a dovere per alimentare il mito, una di quelle taciute è quella che riguarda Bruce Joyner e il suo incontro con la morte, quando ha appena da poco ottenuto la patente. Dato praticamente per spacciato dopo un pauroso incidente automobilistico, riapre gli occhi ascoltando Diamond Dogs dell’androgino più bello del rock, che di disavventure e danni fisici ne conoscerà molti ma molti meno dell’indistruttibile Bruce. E di occhi, seppur cangianti e diseguali, almeno uno in più.   

È quello il momento in cui Joyner realizza due cose: la prima è che è vivo, nonostante i dolori atroci che sente dappertutto.

La seconda è che vuole diventare una rockstar.

Non ci riuscirà.

Però ci prova.

Ostinatamente ci prova.

Riuscendo a strappare un contratto con la Sire per la quale realizza, con i suoi Unknowns, un extended play di debutto che pare non piacere a nessuno, neppure a Joyner e ai suoi tre scagnozzi.

Ancora meno piace questo disco pubblicato solo qualche mese dopo dal pirata Greg Shaw senza alcun beneplacito da parte della band e che però mostra la strana miscela musicale di cui è capace il gruppo Georgiano, ovvero un originalissimo, folle e psicotico impasto di rockabilly e surf music che unisce ad una incrollabile ed orgogliosa fede alle chitarre Mosrite un curioso, deviante gusto per certe derive new wave e art-rock.

Come spiegarvi? Provate a pensare a dei Wall of Voodoo cresciuti ascoltando i dischi di Surfaris ed Hasil Adkins invece che quelli di Morricone o a dei Fleshtones che fanno caciara con i Panther Burns e sarete molto vicini allo spirito che anima canzoni come She Never Say No, The Streets, White Trash Girl, Crime Wave, Rat Race, Rave On, condotte da Joyner come se stesse interpretando una pellicola trash degli anni Cinquanta.  

Una grandissima band dal nome profetico.

Questo, il monumento funebre al milite ignoto.                  

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

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