FOLCO ORSELLI – MilanoBabilonia (LifeGate)    

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MilanoBabilonia è il disco che segna la maturità artistica di Folco Orselli, l’etilico bohemien milanese che gli avventori dei club del Nord Italia già ben conoscono da qualche anno.

Un disco enorme, vorace, straboccante. L’Apocalisse secondo Folco. Ma qui il tono profetico lascia il posto a quello non meno inquietante della cronaca metropolitana.

Il primo sigillo è rappresentato da La fine del mondo ed ecco la prima Bestia liberarsi da ogni catena e azzannarci direttamente al volto, scura e rapace, pronta a divorare tutto.

C’è una visione babelica e bastarda che esce, grassa, da tutto il disco: blues, rock, musica sudamericana e tanta merda funky. Suoni gonfi e carnosi, frutto della crescita musicale di Folco ma anche delle esperienze maturate dai musicisti della sua band. Il debito verso “certa” scuola cantautorale rimane (mi riferisco a gente come Capossella, Villotti o Marra, NdLYS), ma ora si percepisce chiaro come si tratti più di un’affinità elettiva, di un “comune sentire”, di una sensibilità paritetica e omogenea che non di una emulazione di formule o di una elaborazione di stereotipi. MilanoBabilonia è l’accesso al mondo adulto e adulterato. E c’è questa presa di coscienza, questo abbandono alla deriva verso cui il nostro mondo-Babilonia ci sta naufragando, che rende il tutto ancora più madido di rabbia e cinico disincanto.

Il mondo finisce. Troia brucia.

Il Numero della Bestia è stato rivelato. L’Himalaya si scioglie e presto lo berremo imbottigliato da qualche multinazionale dell’Est. E in tutto questo schianto di umanità travolta, le facce scorrono ancora cariche di sorrisi di circostanza, frasi fatte, unghie laccate. È una pioggia glitter che si mischia a quella acida, l’orchestra del Titanic che suona fino alla fine. Ed è un’idea che MilanoBabilonia rende con una perfezione che solo pochi dischi hanno finora conosciuto.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

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LUCYFER SAM – Lucyfer Sam (Area Pirata)  

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Non so se lo siano. Ma ai Lucyfer Sam piace fare gli ubriaconi. Quelli che vomitano per strada. E tu gli passi accanto e ti scatarrano addosso. E ti fanno le boccacce. E ti bestemmiano dietro. Quello che fanno in strada, lo fanno anche in studio, mettendo su un disco dove ti sembra di incontrare i Beasts of Bourbon o gli Ants di Adam Ant che hanno esagerato con le pinte di birra. O BBQ che mendica per una bottiglia di quello buono. O i Violent Femmes che stanno per chiudere il loro spettacolo di canzoni di strada. O i Popes che si sono persi Shane McGowan e brindano al suo rientro. O, se non affretti il passo, può capitarti di avvertire il crepitio sinistro dei Not Moving (Snake) o dei Twin Guns (Jungle).

Un disco piacevolmente alticcio, fatto da gente che, nonostante i trascorsi (Cannibals, Killer Klown, Ray Daytona and the GooGooBombos) non ama prendersi troppo sul serio e, ridendo e scherzando, mette fuori un album mica male.

Uno di quelli che non ti annoi.

Che non ha un pezzo uguale all’altro e di certo dentro ce ne trovi uno che ti piace.

Ah! Giusto! “E Barrett?” vi starete chiedendo?

Non c’è. “Non sta bene. Ha preferito rimanere in albergo”, ancora una volta.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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THE VICTIMS – All Loud on the Western Front (Timberyard)

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Australia, Aprile 1978. Dopo Sydney (Radio Birdman) e Brisbane (Saints) è la volta di prendere Perth. Da quelle parti Dave Faulkner e James Baker hanno appena scritto due pezzi adatti allo scopo: Television Addict è un inno alla svogliatezza e alla paranoia, assieme a Boredom dei Buzzcocks il miglior anthem punk di sempre. Flipped Out Over You è pura frenesia devastata e devastante sputata su un secco sfregare di corde, feroce e pneumatico. 73 secondi. Prima di loro solo i Music Machine di Talk Talk erano riusciti a dire tanto in così poco. Non molti secondi di più durò tutta la loro avventura, prima che tutto il punk si accartocciasse su se e Dave e James si trasferissero a Sydney e formassero gli Hoodoo Gurus. Una deflagrazione pura. Ora lasciatevi andare al piacere di spingere il detonatore.

                                                                                                          Franco “Lys” Dimauro

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THE MASONICS – In Your Night of Dreams and Other Foreboding Pleasures (Dirty Water)

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Ci sono passati Mickey Hampshire, Billy Childish e Liam Watson. Potesse bastare per entrare nei libri di storia, basterebbe. Purtroppo però non basta. Non è sufficiente neppure per entrare nella mia, di storia. I Masonics passano, fanno chiasso e, ahimè, scompaiono. Come degli ambulanti. Il meglio lo gettano via con i volantini che pubblicizzano il loro passaggio, come certi circhi equestri di serie B. Milkshakes, Wildebeests, Pop Rivets, Kaisers, Headcoats, Del Monas, Miss Ludella Black i nomi con cui a vario titoli i tre sono stati coinvolti e che riecheggiano in questo loro settimo disco in studio come negli altri che lo hanno preceduto. Rock ‘n roll basico e legnoso che diverte la prima mezz’ora, distrae per la seconda, te ne dimentichi la terza, nonostante il gruppo inglese non abbia nulla ma proprio nulla da invidiare alle più classiche formazioni del trash beat del Medway.

                              Franco “Lys” Dimauro 

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CHEAP TIME – Fantastic Explanations (and Similar Situations) (In the Red)

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Qualcuno li ha notati di striscio, leggendone nella biografia di Jemina Pearl dei Be Your Own Pet. Altri non sanno manco di che stiamo parlando.

Ai primi consiglio l’uscita di 2 and ½ Times Around con dei demo che documentano proprio quel periodo. Agli altri, il secondo album di inediti in studio, ancora per la In the Red, peno di pura merda punk e di sbracatissimo fracasso garage, come nei dischi degli Action Swingers.

Le canzoni dei Cheap Time sono una sequenza di randellate di pochi secondi.

Come il rumore di mestoli e coperchi di latta che vengono giù dal vostro scolapiatti. 

Se vi siete imborghesiti ascoltando il rock per culatoni dei Drums lasciate perdere, che è partita persa in partenza. Qui è come affogare nel fango. Qui è come suonare in una festa per college, ma dentro i gabinetti. Qui è come prestare i dischi dei Cheap Trick alla vostra ragazza dei sogni, solo per portarvela a letto. Chi crede di avere ancora il coraggio di spendere dei soldi per una band totalmente out, si faccia avanti. E avrà quel che si merita.

 

                                                                                    Franco “Lys” Dimauro

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