THE BISHOPS – For Now (W2)

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Al secondo disco il trio londinese rimodula parzialmente il suo suono, pur senza stravolgerlo. Manca quell’asciuttezza che Liam Watson aveva imposto al loro disco di debutto, quelle chitarre secche come ossi di mummia hanno preso ora respiro, finendo per assomigliare a quelle dei Thrills (Nothing I Can Do or Say) e rivelando inconsueti legami col jangle pop di bands ormai in disuso come Orange Juice e Pale Fountains: Laughter in the Dark ne è un esempio lampante, per tacere di quei fiati che colorano Carry On e che li avvicinano al pop proletario di Dexy‘s Midnight Runners. Malgrado questo, lo sforzo di cambiare pelle riesce a metà. Non abbiamo più i vecchi Bishops e non ne abbiamo ancora di nuovi e la cover di turno piuttosto che rincarare la dose, stavolta ci fa rimpiangere Joan Baez. E non è un gran bel tormento.

 

                                                                       Franco “Lys” Dimauro

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DOM MARIANI – Rewind and Play (Liberation)

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Il repertorio di Dom Mariani è stato raccolto più e più volte.

Urne, cofanetti e pacchi speciali che hanno documentato le varie fasi della carriera del songwriter australiano. Adesso tocca a lui medesimo premere il tasto del rewind scegliendo tredici delle sue canzoni per ripresentarle al suo pubblico risuonandole in veste acustica, con l’ aiuto di qualche amico fidato.

Dom è un intoccabile così mi giocherò le ultime simpatie residue dicendo che, senza nulla togliere alla classe dell’ artista di Perth, Rewind and Play mi ha cominciato ad annoiare già dal quarto brano con queste versioni fin troppo ammaestrate di vecchie belve power pop come At First Sight, Sunshines Glove o del classico morrisoniano Here Comes the Night.

Le canzoni di Dom sono sempre splendenti ma R&P è come un abat-jour accesa mentre noi ci facciamo un sonnellino primaverile.

 

                                                                                     Franco “Lys” Dimauro 

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THE BLUE VAN – Dear Independence (TVT)

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I Blue Van sembrano impermeabili al freddo delle latitudini danesi. Viceversa, Dear Independence affina la formula vintage testata su The Art of Rolling: un suono spugnoso, imbevuto di petroli e idrocarburi rovesciati dalle taniche di Small Faces, BTO, Who, Action. Quello che affascina è la naturalezza che stilla dal loro mood e che fugge dalle spettacolarizzazioni retro-rock che in passato vennero da bands come Kula Shaker o Primal Scream ad esempio e che oggi in tanti vorrebbero emulare. Pezzi come The Time Is RightGoldmindElephant Man (con quell’organo cooooosì Steampacket, NdLYS) o The Scent of Seasons potrebbero mangiarsi bands come i Kooks in un solo boccone e non risputarne nemmeno un osso, tanto per dire. Se solo avessero la giusta macchina promozionale dietro invece di doversi vendere i dischi quasi da soli…..


Franco “Lys” Dimauro

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SPEEDBALL BABY – Cinèma (Konkurrel)

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Cercate un’ottima alternativa alla Jon Spencer Blues Explosion?

Eccovela.

Ancora New York.

Ancora luci che si accendono sul blues.

Matt Verta-Ray, Ron Ward, Ali Smith e Martin Owens suonano un’abrasiva forma di porno-blues scomposto e deforme che riesce a replicare le smorfie dei Birthday Party e Beasts of Bourbon (Toss My Salad), a correre sui binari del treno elettrico di John Lee Hooker (Black Eyed Girl), a camminare storto sul vibrato di Duane Eddy (Cinèma) fino ad approdare ad un rockabilly dannato come Dancin’ with a Fever o a una forma di garage punk intossicato da chitarre surf (Black Cat Moan, Shakin’ It Loose).

Suicide Girl, Skull Poppin’ e Drug Owl rivelano invece il lato noir del quartetto, sprofondato nell’eroina fino a diventare un urlo soffocato di disperazione e follia.

 

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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