THE BEATLES – Beatles for Sale (Parlophone)  

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L’unico disco dei Beatles a presentare una leggera involuzione è quello piazzato fra le due colonne sonore di A Hard Day’s Night ed Help!. Beatles for Sale, con i suoi tanti (troppi?) ovvi richiami al rock and roll di base (Chuck Berry, Buddy Holly, Little Richard, Carl Perkins) sarebbe stato infatti perfetto come successore di With The Beatles. Il fatto di venir pubblicato dopo il primo tentativo di realizzare un album facendo leva esclusivamente sulla propria capacità di autori oltre che di interpreti sopraffini svela invece la necessità commerciale di speculare sul fenomeno Beatles allestendo in fretta e furia un disco che continui a tenere il dominio delle classifiche, (ormai da due anni buoni ad esclusivo appannaggio della formazione di Liverpool) e che zittisca in qualche modo la concorrenza che comincia ad affilare le armi, con Rolling Stones e Kinks intenzionati a conquistare il podio.

L’innovazione è al ground zero.

Mai come ora i Beatles hanno bisogno di “Aiuto”.

  

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

 

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VINICIO CAPOSSELA – Camera a Sud (CGD)  

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Pur essendo stilisticamente un’esatta riproduzione del disco precedente, Camera a Sud è un album necessario a Capossela per fare a pezzi se stesso e congedarsi dal ruolo di cantante confidenziale e anche un po’ tirapiedi con cui ammicca in pose Piazzolliane nelle immagini a corredo del disco. Pose che strideranno con il Capossela che verrà da lì a poco e che forse sono le ultime diapositive che il giovane artista vuole inviare a suo padre, talmente innamorato della fisarmonica da dare a suo figlio il nome poco usuale di un suo amato “fisarmonicista con ritmo” di cui custodisce qualche 45 giri che l’avo emigrante alterna con frequenza a quelli di Bruno Martino, di Carosone, di Celentano, di Adamo. Un tacito ringraziamento per averlo iniziato a quella magia di mantici e tasti di ottone e madreperla.  

Sono gli ultimi rigurgiti dello struggimento amoroso che ha riempito la prima fase della sua carriera, l’ultimo gesto plateale con cui Capossela svuota il suo armadio di scheletri e fantasmi. Come quello “delle Tre” che lo perseguita da anni e che Fantini, il suo produttore-consigliere dell’epoca, non riesce proprio a digerire ma che Vinicio continua a proporgli con arrangiamenti diversi pur di vederlo, alla fine, pubblicato.

Ed eccolo qui fare la sua prima “apparizione” in studio, dopo aver svolazzato sul palco da quando Vinicio ne ha mai calcato uno.

Capossela lo lascia volare via tra profumi caraibici, piccoli soffi jazz, odori penetranti di salsedine che entrano dalle finestre di questo albergo rivolto con le finestre aperte verso il sud dove Vinicio ha trovato riparo dopo tre anni da Modì, in un esilio artistico che è intimamente e simbolicamente affine a quello del pittore livornese.

Poi Vinicio torna dentro, chiude le imposte e si sveste del suo completo da tanghero. Ad aspettarlo, c’è quel Sud che ha appena cominciato a guardare.

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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MAN OR ASTRO-MAN? – EEVIAC: Operational Index And Reference Guide, Including Other Modern Computational Devices (Epitaph)  

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Piccola considerazione: il tempo e le sue regole riguardano solo noi terrestri, i nostri cartellini da timbrare, i nostri appuntamenti da rispettare o da disdire con esecrabile falsità, le nostre lancette da spostare.

Immergersi nel nuovo disco dei Man or Astro-man? è invece un’esperienza non molto dissimile da una seduta di teletrasporto: dagli anni ’50 al futuro prossimo venturo con tutto quello che ci sta nel mezzo. Musicalmente, ma non solo.

Un disco con diverse anime che collidono una sull’altra. Precipitevolissimevolmente.

I soliti surfettoni iperveloci, l’elettronica minimale dei Kraftwerk, il rumore bianco dei Sonic Youth, il fragore lo-fi dei Mummies, la Blues Explosion che implode nello spazio come una stella al collasso. Fino all’approdo sulle distese lunari di Myopia.

Un disco, forse il primo, che riesce ad attualizzare la surf-music e renderla moderna, adeguata ai nostri tempi, disegnando una rotta che senza tradire il vecchio amore per gli strumentali di Ventures e Duane Eddy ci porta nel mondo robotico di Spazio 1999 e Guerre Stellari, allineando chitarre twangin’ e computer Macintosh.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

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THE YARDBIRDS – Five Live Yardbirds (Repertoire)    

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Riedizione di tutto il catalogo Yardbirds da parte di una delle migliori reissue-labels europee. Ma per chi ama il lato più “nero” della band inglese il pezzo “chiave” della loro storia rimane questo loro debutto registrato dal vivo al Marquee (per la serata inaugurale al 90 di Wardour Street, NdLYS): una istantanea sulla devastazione del blues elettrico operata dai “gallinacci” ad inizio carriera. Volumi e velocità tirati allo  stremo (ascoltate le chitarre grattugia di Pretty Girl) secondo uno stile che farà scuola di qua e di là dell’Oceano. Tutto portato sul palco (e su disco) con urgenza estrema, senza possibilità di repliche (errori compresi, come l’iniziale giro fuori tono di I‘m a Man…) e con una schiettezza e una spontaneità da mettere i brividi, soprattutto pensando alle indolenze ossequiose del Clapton adulto.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

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