PIXIES – Trompe le Monde (4AD)

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L’apparente superficialità di Bossanova viene pagata dai Pixies a caro prezzo, costretti alla legge del contrappasso come il Seneca obbligato a giocare a dadi per l’eternità. Rolling Stone, ad esempio, si “dimentica” di recensire il disco che la band licenzia proprio il giorno prima di Nevermind e del quale costituisce in qualche modo l’abbondante aperitivo. Oltre alle più o meno palesi e dichiarate analogie ed ispirazioni di cui si è favoleggiato ampiamente (la U-Mass che serve da clichè per la Smells Like Teen Spirit) è proprio l’approccio irriverente al rumore e alla melodia a risultare il medesimo. Cosa non funziona allora, dentro il disco che chiude la storia dei Pixies per un tempo così lungo da sembrare sia per sempre? Apparentemente nulla, visto che gli ingredienti usati sono gli stessi dei primi due album. Eppure, nonostante i ritornelli sgraziati, i riff animaleschi e gli hook melodici si sprechino, stavolta il pezzo che resta in mente è firmato da altri. Si intitola Head On ed è preso in prestito dal disco che chiudeva con un bottone glam l’asola di rumore bianco aperta dai Jesus and Mary Chain. Il resto sembra indugiare in un labirinto di idee che non riesce a trovare la giusta uscita. Ci sono fantasie sperimentali come Space (I Believe In), la lunga Motorway to Rooswell o il finale di Alec Eiffel, canzoni rabbiose come The Sad Punk e una buona selezione di canzoni più convenzionali a fare da corona funebre a un paio di “Pixies vecchia maniera” come Planet of Sound e Bird Dream of the Olympus Mons.

Non basta. Con l’apertura dei mercati e l’arrivo di concorrenti agguerriti e spietati non può bastare. E infatti, non bastò.   

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

THE THANES – Evolver (Rev-Ola)

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La calvizie spietata di Lenny Helsing è lì a ricordarci che, cazzo, sono passati quasi vent’anni dalla nascita dei Thanes. Un esempio di coerenza paurosa che le 27 tracce messe qui di fila esaltano senza tema di smentite. Una devozione incrollabile verso il freakbeat inglese, il R ‘n B olandese, il garage punk americano e una inspirazione ben lontana dalle secche aride cui altri neo-primitivi si sono trovati arenati accompagnano ancora oggi la loro storia: i Thanes sono un crotalo che si diverte a scivolare sull’erba della memorabilia sixties facendo vibrare il suo sonaglio in funzione aposematica. Evolver integra il contenuto della doppia raccolta uscita tre anni fa su Corduroy e anche se meno ricca della cuginetta australiana, la visibilità garantita dalla distribuzione Cherry Red non potrà che giovare al combo di Edimburgo e fare la gioia di fans vecchi (come Mike Stax e Jon Mills) e nuovi.

                        

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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