DAVID BOWIE – Reality (ISO)  

0

Non piacerà a molti, Reality.

A tanti per abitudine.

A tanti, molti, per pigrizia.

Ad altri perché si aspettano ancora che Ziggy scenda da Marte e li porti a Berlino a vedere gli amanti che si baciano in barba ad una città, un’Europa divisa. Nel frattempo su Marte ci siamo arrivati noi, il muro è stato abbattuto, l’Europa ha una sola bandiera e la Germania è diventata di nuovo l’alleato cui ci pieghiamo, anche senza dichiararlo su Radio Monaco.

A me Reality piace.

Mi piace il suo essere dinamico, diverso, cangiante.

Mi piace per la sua maestosità da blockbuster che si accuccia dentro piccoli bozzoli di musica senza provarne vergogna. Fino a piombare in un abisso di solitudine come The Loneliest Guy.

Mi piace per tutti i suoi accordi in minore che fanno si che la sua felicità non sia mai piena. Come è giusto che sia.

Mi piace perché ci regala un piano jazz ma ce lo fa trovare in salone pieno di fiocchetti colorati. E perché lui ci si appoggia intonando una cosa come Bring Me the Disco King come fosse Frank Sinatra. E noi chiudiamo gli occhi e ci piace pensare lo sia.

Mi piace perché veste Jonathan Richman con una tutina da ufficiale dell’Enterprise e lo manda in orbita a salutare ancora Pablo Picasso.

Mi piace perché Bowie torna a suonare l’armonica dopo qualcosa come venti anni. E l’armonica è come gli occhi, non sa fingere.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

714xS7m1HRL._SL1500_.jpg

 

 

 

Annunci

LIME SPIDERS – Live at The Esplanade (Figtree)    

0

Un concerto che risale a 10 anni fa, epoca della seconda reunion della band di Sydney. La location un albergo di Melbourne e la scaletta quella “classica”: una buona abbuffata delle solite covers (Action Woman, Save My Soul, You Burn Me Up and Down, I Was Alone, una calda resa di Career of Evil dei B.O.C., per chiudere con una tirata He‘s Waitin’ dei Sonics), una sfilza delle loro minor-hits (ma all’epoca Slave Girl era già stata sdoganata dagli atroci Goo Goo Dolls, NdLYS) e un paio di buoni, scorticanti inediti come Dead Boys e Society of Soul. Come nel caso di altre aussie-bands, il tempo e la vecchiaia pare siano solo astrazioni e la furia degli esordi per nulla scalfita. Anzi, fatto conto dei pruriti hard-rock oriented delle tarde produzioni in studio, questo live torna a rendere giustizia di uno degli acts più selvaggi degli anni Ottanta australiani.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

R-2910790-1329003543

MUSICANOVA – Garofano d’ammore / Brigante se more / Festa Festa (Lucky Planets)

0

Dopo aver “accusato” il fratello Edoardo di essere un “rinnegato” (buon per lui che non immaginava ancora a quali scempi il fratello si sarebbe dedicato in dischi come Ok Italia o Kaiwanna e che il giudizio tutto sommato “gentile” si riferisse alle prime, peraltro dignitosissime prove di Edo, ancora vincolate a un concetto tutto sommato popolare anche se suonato col piglio da folksinger post-Dylaniano, intriso di blues e folk americano quindi lontano dalle nostre radici tradizionali, NdLYS) e aver lanciato il progetto della Nuova Compagnia di Canto Popolare come uno dei più affidabili gruppi di lavoro e studio delle musiche di estrazione popolare (pizzica, taranta, tarantella, fronne, ecc. ecc.) Eugenio Bennato avrebbe dato il via ai MusicaNova, ensemble aperto che, con nomi e comparsate diverse come d’altronde rientrava nei piani programmatici, continua il suo lavoro all’interno del progetto Taranta Power. Ovviamente i tempi dell’ostracismo verso tutto ciò che era contaminazione di cui allora Eugenio era alfiere assieme ai suoi colleghi De Simone o D’Angiò sono un ricordo lontano e la Taranta Power di oggi non fa che affiancarsi, sempre con grande classe, al carrozzone della musica tradizionale “rivisitata” e potenziata, modernizzata da un differente, dinamico, malleabile approccio allo studio di registrazione. È grazie alla milanese Lucky Planets se oggi la discografia dei MusicaNova torna nuovamente fruibile a una generazione che probabilmente allora non era ancora nata ma che adesso, trainata dal carrozzone “alternativo” che rivaluta la tradizione popolare collegandola a un discorso più globale di rispetto e riscoperta delle radici, si trova a rimasticare canzoni che sono dei veri e propri inni al riscatto popolare come Brigante se more o Vulesse addeventare nu brigante rivalutate nel corso degli anni da una miriade di gruppi dal respiro popolare (dai Ventu Novu ai Mercanti di Liquore) nonché da una serpentina di buskers che da Trieste a Ragusa affolla e colora le strade con le sue treccine variopinte e spesso mal lavate e i pantaloni verdi militari, teatrino itinerante di piccoli eroi del vivere libero, sparate a zero sulla folla quasi come manifesti di militanza ideologica.

Il pezzo forte della collana è ovviamente il disco delle musiche commissionate al gruppo di Bennato da Anton Giulio Majano per lo sceneggiato (allora si chiamavano così le fiction televisive) L’eredità della Priora.

È la vicenda romanzata del brigantaggio del Sud Italia visto dagli occhi fieri e militanti dei Briganti, una storia di riscatto politico e morale contro i padroni che hanno infestato (e infestano tuttora, sotto altri nomi ma sempre con il principio dello sfruttamento, o delle risorse o della forza lavoro o di qualsiasi altra schifezza si possa strappare al Sud) il Regno delle Due Sicilie, dai Normanni fino ai Savoja ovvero gli avi degli Agnelli che hanno sfruttato e poi defenestrato i lavoratori di Termini Imerese, oltre ai “deportati” alla Mirafiori piemontese).

Il disco, Brigante se more, contiene i pezzi più popolari dell’ensemble, ormai assurti a brani di pubblico dominio, seppure non lo siano nei fatti.

Musicalmente si pesca a piene mani dalla tradizione musicale del Sud, rielaborata in chiave strettamente acustica ma con un impatto devastante per forza evocativa e scelta dei suoni. Garofano d’ammore, che segna di fatto la nascita di MusicaNova è soprattutto un lavoro di ricerca vocale, naturalmente applicata alla musica tradizionale meridionale. I pezzi sono infatti interamente ripescati dal repertorio popolare storico (come le celebri Montanara o la Pizzica Tarantata che tra l’altro rivive perpetuamente nelle esecuzioni “soliste” della De Sio, coinvolta nell’incisione del disco assieme a gente come Toni Esposito e Robert Fix) e riproposti con gioiosa partecipazione emotiva. Festa Festa, altro albo famoso del collettivo che si avvale a quell’epoca (siamo ai primi anni Ottanta) delle tammorre del grande Alfio Antico nonché della produzione di Shel Shapiro (a mio avviso fin troppo lambiccata per un gruppo che faceva comunque leva sull’impatto naturale, quasi sciamanico della propria musica acustica e comunque a risentire adesso, decisamente datato e innaturale) contiene altri piccoli classici del repertorio di Bennato e D’Angiò come la già nota Canzone per Iuzella, Vento del Sud, L’acqua e la rosa. Le tematiche rimangono quelle care al gruppo partenopeo e che sono poi quelle condivise dal popolo del Sud di cui MusicaNova si fa voce: l’amore, l’emigrazione, la miseria, il riscatto morale dei più deboli, la ricerca disperata ma romantica della fortuna. A parte quell’eccesso di iperproduzione di cui vi dicevo, pezzi come Ex Voto o A La Festa si stagliano nel cielo come due dei momenti più alti della musica popolare nazionale di quegli anni. A voi invece non resta che mettervi sotto quel cielo e aspettare che meteoriti come queste vi piovano addosso.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

index

l

IM000075_L_20070707_101623

STRAY CATS – Rumble in Brixton (Surfdog)  

0

Ad Agosto, mentre starete con le panze arrugginite a sucarvi le esibizioni di tanga e perizomi su qualche spiaggia italiana, gli Stray Cats toccheranno col loro Farewell Tour tutta l’Europa, Italia compresa, quasi trent’anni dopo il loro debutto tra i vicoli di New York. Più di quelli che li separava, alla loro nascita, dall’avvento del rock ‘n roll. Un’era geologica. Ma i gatti hanno sette vite, e Brian Setzer, Slim Phantom e Lee Rocker non fanno eccezione. Lo dimostra questo doppio registrato alla Brixton Academy: 22 tracce che gocciolano di broda rock ‘n roll come le culotte di Betty Page, con la sei corde di Brian Setzer ormai ai vertici del genere: precisa, sporca ed implacabile e la ritmica degli altri randagi che è una locomotiva capace di trasportare, integra, la salma di Elvis da Memphis fino a Londra. Ancora oggi, musica per teppisti indomabili.

                                                                   

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

p-7686-Stray-Cats-Rumble-CD

THE BEAUTIFUL KANTINE BAND – Twist Auf Dem Vulkan (Wohnzimmer)

0

Non salverà di certo il rock, la Beautiful Kantine ma di certo ne preserverà lo spirito più gioviale e disimpegnato. Il gruppo austriaco si spinge, infatti, dentro una ludoteca dove si gioca coi dadoni di gomma abbandonati dai Beatles, da Link Wray, dagli Shadows e dai Kingsmen, nel frattempo diventati adulti, matusa e in alcuni casi anche passati a miglior vita. Beat, surf, twist, frat rock. Forme elementari, a tinte forti, Decise ma di materiale atossico, morbido e senza spigoli proprio come quei dadoni pneumatici carichi di moccoli e bave da cucciolo. Era l’infanzia del rock ‘n roll, così come è stata preservata dalla tradizione strumentale delle varie Rawhide e Batman (qui riproposte assieme alla cover dei giovanissimi Beatles di I Wanna Be Your Man) e da quelle migliaia di canzoni da party che furoreggiavano a cavallo tra anni ’50 e ’60. Manca loro il piglio selvaggio dei compagni di classe Staggers ma sanno fare i compiti, soprattutto il copiato, con buoni risultati. Voto scolastico, pertanto.  

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

download (78)

THE OTHER HALF – The Other Half (Radioactive)

0

Randy Holden è da tutti ricordato come l’uomo che ruppe il sacro triumvirato dei Blue Cheer durante le sessions di New! Improved!, disco dalla dura gestazione (in pratica girando il disco ti trovi ad ascoltare un’altra band) e dagli esiti disomogenei. E francamente sono proprio i tre pezzi di Holden quelli più riusciti. Prima di quel gruppo (e di un raffinato quanto introvabile disco solista dello stesso anno) e di una mancata audizione per succedere a Jeff Beck alla sei corde degli Yardbirds per Holden c’erano state però le esperienze formative nei Sons of Adam e negli Other Half. Era l’ala dura del suono di San Francisco. In pratica un girone infernale dentro il paradiso hippie dei figli dei fiori. Le distorsioni di Randy Holden erano l’archetipo punk perfetto (Mr. Pharmacist, il loro primo 45, rimane un pezzo tra i più grandi mai partoriti da mente umana NdLYS) ovviamente secondo un’ottica ancora perfettamente sixties/blues e un feeling che li legava ai Love (Feathered Fish è infatti firmata proprio da Arthur Lee) e ai Moving Sidewalks. Brani come Dragon Lady, Bad Day o I Need You rimbalzano ancora tra le pareti di casa con una potenza devastante cariche di scosse elettriche e furiosa potenza soul.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

download (9)