MISUNDERSTOOD – The Legendary Goldstar Album / Golden Glass (Cherry Red)

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Torniamo a parlare dei Misunderstood a pochi mesi dall’uscita dei Lost Acetates di Mike Stax in virtù di queste traccie scovate tra gli archivi Goldstar: otto tracce di puro distillato blues, secondo le coordinate indicate in simultanea (siamo nel ‘65) dagli Yardbirds. E proprio la band inglese e la sua visione dapprima seminaristica e poi sempre più personale ed eccentrica del blues può essere presa a paragone del percorso seppur brevissimo del gruppo americano che, come dimostrato dagli otto pezzi del secondo CD già edito nell‘84, cominciò presto a vestire i panni di una band dalle inflessioni psichedeliche e dalle maglie progredite tipiche di bands come Traffic o Action. L’aura di leggenda che circonda questi pupilli di un giovanissimo John Peel è comunque dovuta più alle vicissitudini che ne fratturarono l’ascesa che a quanto lasciato ai posteri.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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THE VEGABONDS – Dear Revolution (autoproduzione)

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Non ne aveste ancora abbastanza dei corvi, eccovi i Vegabonds, che pescano un po’ da quelli neri di Atlanta e un po’ dai sette che Adam Duritz sogna di contare in California nei primi anni Novanta.

I Vegabonds provengono però da Auburn.

Esiste un Auburn in ogni stato del Nord America, o quasi. Ma i Vegabonds si sono scelti quella dell’Alabama, uno degli stati più conservatori e tradizionalisti della confederazione: il posto perfetto per la loro musica.

Southern rock da statale americana, spesso al limite del plagio. Brandee e Dorothy Gayle ad esempio svolazzano dalle parti di Soul Singing e Remedy così come We‘d Escape sembra una outtake da Recovering the Satellites ma sono tra i tentativi di volo meglio riusciti.

Del resto anche i corvi imparano a volare guardando mamma è papà.

Però, nonostante le buone intenzioni, si arriva alla fine del viaggio stanchi.

Manco questa cazzo di statale ce la fossimo fatta a piedi.

E quando alla fine appaiono tra la polvere i cartelli delle ultime città (The Wanderer, The Preacher, Dear Devolution) o la linea della frontiera (The Border), gli occhi si sono già concessi altre più piacevoli distrazioni. 

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

THE UNIVERSAL – The Universal (Diffusion Music)

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Può darsi che io non sappia ascoltare.

Non ci sarebbe niente di male, tutti possono sbagliare.

La questione stavolta riguarda questo quartetto di Liverpool chiamato Universal e da più parti salutato come erede di quella gloriosa tradizione mod che parte da Kinks, Action, Who e Small Faces, lambisce la restaurazione dei tardi Settanta di bands come Chords, Secret Affair, Purple Hearts o Jam e torna a vibrare con i dischi solisti di Paul Weller e quelli collettivi degli Ocean Colour Scene. 

Orbene, gli Universal sulla foto di copertina di questo loro debutto ostentano il loro look di ordinanza con tanto di logo Fred Perry ben in vista senza spiegarci come faccia Piet Koehorst ad indossare un parka imbottito di fianco a un Gary Chambers in maniche corte e visibilmente sudaticcio.

Tuttavia, delle influenze che molti sembrano trovare con naturalezza, io non ne trovo traccia, se non nella scontata ribattitura del riff di The Seeker sfruttata per tirare su Stand Up.

Il disco si apre piuttosto come Give Out But Don‘t Give Up dei Primal Scream: grossi riffoni rock, cori soul e ritornelli banali ma “incisivi”.

Poi l’album si appiattisce in un rockettino innocuo e radio-friendly con canzoni come Get Yourself Together o I Believe che potrebbero tranquillamente gareggiare coi Keane o i Kings of Leon nel tentare l’arrembaggio alle charts di Billboard.

Che non è di per sé un male ma il risultato mi pare molto ma molto distante da quello di un Face to Face o di un Magic Bus.

I fan dei Kinks e degli Small Faces rimangano con le mani “parkeggiate” in tasca, a questo giro possono risparmiarsi i quattrini.

 

                                                                                        Franco “Lys” Dimauro

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