NAKED CITY – Torture Garden (Shimmy Disc)  

0

Spingersi oltre. Varcare la soglia dell’udibile. Rifare tutto da capo. Centrifugare tutto l’udibile e renderlo inudibile, estremo, inavvicinabile. Pochi si sono spinti oltre i recinti del giardino delle torture con cui John Zorn sposta i confini del free-jazz sodomizzandolo con vergate grindcore e thrash metal sperimentando un museo degli orrori oltre il quale era impossibile andare. Come infilare le mani nel cestello del Bimby, a lame azionate. Un lavoro dalla violenza inaudita e parossistica che porta il gusto perverso del macabro a livelli insostenibili, con quarantadue canzoni che schizzano sulle pareti come brandelli di carne e grumi di sangue ancora caldo.

L’amore di John Zorn per le musiche noir che aveva acceso la scintilla dei Naked City era stato completamente devastato dalla nuova passione per il grindcore di band inascoltabili come Boredoms e Napalm Death. Dei primi, per dare sfogo alla nuova perversione che gli tormentava la mente, aveva assoldato il “cantante” Yamatsuka Eye e gli aveva chiesto di urlare mentre tutto attorno a lui sembrava esplodere in un assalto da Arancia Meccanica.

E così era stato. Ventidueminuti e mezzo di agonia. Che possono sembrare un tempo brevissimo. E che invece sembrano non finire mai.

Quando la band si presenta negli uffici della Nonesuch portando un sacco con quelle quarantadue frattaglie in cui avevano sezionato il corpo e le interiora del jazz e del metal, il boss dell’etichetta richiude quella bisaccia inorridito, cacciando via quei sei dementi seriali. Il disco uscirà alla fine per la Shimmy Disc, salvo essere ritirato dai negozi perché accusato dalla Committee Against Anti-Asian Violence di deviare, a causa dello scatto di copertina e delle altrettanto esecrabili ed estreme “immagini” di bondage, eiaculazioni devastanti e deviazioni necrofile e coprofaghe che compongono la scioccante sequenza delle polaroid di dolore dell’album, l’immagine degli asiatici e di alimentare fobie razziste.

Poco importa. Torture Garden resta ancora oggi uno dei più aberranti documenti di psicopatologia criminale che siano mai stati scritti.   

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

cover_1161720112010

Annunci