RAGE AGAINST THE MACHINE – The Battle of Los Angeles (Epic)  

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La nuova chiamata per l’adunata sediziosa di cui i Rage Against the Machine sono in qualche modo profeti e portavoce, arriva nel 1999, con un disco spettacolare ed esplosivo quanto i due che lo hanno preceduto che se stavolta non ci scoppia in mano è solo perché nei sette anni che lo separano dall’arrivo sulle scene della formazione californiana ci siamo abituati in qualche modo ad armeggiare con le sue polveri piriche senza far venir giù le mura di casa.

Facendola brillare all’esterno, possibilmente.

Così come era stata concepita.

Musica del ghetto. Fiera, antagonista, arrabbiata.

E si, i Fugazi non incidono per una major mentre loro no, lo so.

E si, nel frattempo la fusione metal-rap ha generato dei mostri che manco quando fu mescolato l’hard rock con la musica di Puccini. Però basta far decantare e la merda verrà a galla da se.  

E si, Zack de la Rocha continua a sobillare la folla e ad incitare alla rivoluzione sul “solito” tappeto di chitarre croccanti come un campo coperto da locuste.

Nessuna variazione sul tema, dal punto di vista musicale. Morello usa il suo strumento come Terminator X faceva coi suoi piatti, con l’intento di ferire. Le parole vengono snocciolate come la cartucciera di un AK47.

La ritmica è quadrata, precisa, scultorea. Adatta a modellare le deformità di questo mondo su parallelepipedi di granito.

Testify, Guerrilla Radio, Maria, Voice of the Voiceless, Sleep Now in the Fire, War Within a Breath sono gli ultimi salmi cantanti con rabbia contro la macchina.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

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THEE MICHELLE GUN ELEPHANT – Casanova Snake (Skydog)

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Da un anonimato pressochè totale al culto sotterraneo ma ostinato che li ha elevati a nuovi destabilizzatori del rumore punk del Sol Levante sulla scia dei Guitar Wolf. Il nome dei Michelle ha fatto breccia, grazie soprattutto all’operazione di recupero discografico di etichette come Munster e Alive, anche in Occidente. E stavolta la “febbre” scatenata da bands come White Stripes o Kills c’entra ben poco. Qui, siamo su un altro campo. Minato, insidioso. Qui in aria ci si schizza per davvero. Il fuckarolla dei Michelle è percorso da un verme twangy che ne sonda le viscere (infilate la testa dentro i riff di pezzi come Dead Star End o Naked Sun per vederci passare gli spettri di Dick Dale o Link Wray). Tutt’attorno è un boogie metallico di chitarre impazzite figlie del garage punk più feroce e svaccato (valgano come esempi la Baby Stardust figlia dei DMZ o la Rhapsody che mi fa venire in mente i Maggots, NdLYS) e del rockabilly più spietato (Musashino Elegy, saltellante e parodistico rock ‘n’ roll su di giri), il tutto giocato quasi sempre su velocità eccessive e volumi esasperati. Un gioco al massacro, una corsa rovinosa tra i rottami del punk, tutto bruciato da un’urgenza, da una furia che sono devastanti e romantiche insieme (non è Revolver Junkies uno dei più begli anthems post-Clash di sempre? E GT 400 non è la nostalgia disperata per quei sixties che non torneranno più?), come certi eroi delle pellicole Tarantiniane.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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