JOE SACCO – Io e il rock (Comma 22)

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Prima, molto prima che Joe Sacco diventasse un reporter da barricata raccontandoci le guerre della Bosnia e della Palestina e molto prima che Yahoo diventasse lo Yahoo che conosciamo, Joe è un vignettista che lavora nel mondo del rock e dei fumetti e che pubblica, tra l’altro, sei volumi di vignette chiamati proprio così: Yahoo.

È su quelle strisce che, per la prima volta, Joe svuota il “Sacco” sulla sua tourneè europea a fianco dei Miracle Workers, eroi locali della Portland che lo ha accolto dalla natìa isola di Malta. È il 1988 e i Workers sono la band più capellona del mondo. Difatti la sua storia a fumetti si intitola “In the Company of Long Hair” (Nella cricca dei capelloni).  

Joe segue la band nelle date europee scarabocchiando sul suo taccuino e vendendo le magliette del gruppo. Disegna i Miracle Workers come dei centauri ed infatti uno dei suoi schizzi più celebri (e a mio parere, orribili) ce li mostra così: quattro centauri lungocriniti incalzati da una schiera di fan che li rincorre per tutta l’Europa. È il disegno di copertina di Live at The Forum registrato proprio ad Enger in Germania durante quel tour. Io e il rock racconta, per disegni, tutta l’intera vicenda.

Che, detto tra noi, non interessa a nessuno perché non ha tanto da raccontare.

Più interessante il corredo alla storia principale ovvero Gli anni della Svizzera raccontati come Lato B dell’avventura on tour, le pagine dedicate ai manifesti e alle copertine d’epoca che Joe realizzava per band come Yo La Tengo, Mudhoney, Thin White Rope, Hugo Largo, Lemonheads, Soundgarden, Flaming Lips e le strisce ispirate al blues e ai Rolling Stones. Per chi pratica il culto del rock a stelle ma soprattutto “a strisce”, un piccolo oggetto di culto, nonostante la versione italiana sia orfana del cd allegato all’edizione originale, dimostrando ancora una volta come dei Miracle Workers, qui da noi, non freghi assolutamente a nessuno. Editori compresi.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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IL PINGUINO IMPERATORE – Domeniche alla periferia dell’impero (Stormy Weather)  

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Come i Primus. Però in italiano. Suona come un budello attorcigliato dagli spasmi della colite, Il Pinguino Imperatore, arrivati ad un secondo disco dopo un debutto snobbato dalle “riviste di tendenza” che adesso possono spacciare questo come il loro disco di debutto (non ho detto Rockerilla, siete voi che avete frainteso). Da quell’omonimo esordio recuperano adesso ben cinque brani (fra cui la Cul de Sac che è forse il brano che più li rappresenta, non soltanto per gli accenni al pennuto del testo), aggiungendone altrettante.  

Un disco che ricorda, per attitudine, le sperimentazioni di band sottovalutatissime e dimenticate come Quintorigo o Wolfango e che musicalmente frulla Robert Fripp, Caparezza e Frank Zappa in una miscela di rasoiate di chitarre, giri di basso che ricordano delle scale a pioli, pennellate prog e una voce da cattivo dei fumetti che canta liriche beffarde, pungenti, lucide e in qualche modo geniali per inventiva lessicale ed efficace onomatopeica.

Poi magari fra qualche anno, parlandone, esordiremo come Don Abbondio leggendo di Carneade.

Ma oggi è una domenica che le campane dei centri commerciali ci chiamano all’appello. E noi corriamo.

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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