THE STRANGE FLOWERS / BABY SCREAM !!?! – Split CD (Beyond Your Mind)

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Assunto n. 1: gli Strange Flowers si mangiano i Baby Scream come le mie figlie la Nutella, senza manco farla passare dal palato. Questo nonostante il gruppo argentino abbia aggiunto punti esclamativi quanto un cartellone di Aiazzone.

Assunto n. 2: gli Strange Flowers hanno tirato fuori una versione di Gimme Danger degli Stooges INCREDIBILE, un vaso di Pandora straboccante di chitarre liquide, grandissimo esercizio di stile degno dei Rain Parade. Qualcosa di talmente intenso che, se da un lato rende indispensabile l’acquisto del disco, dall’altro ne sfuma ogni contorno per ergersi come faro tra le nebbie. L’originale firmato da Michele Marinò è invece un greve rantolo stoner per voce effettata e chitarra fuzz. A chiudere, una lunga e marziale versione acustica dell’abusata Masters of War.   

Assunto n. 3: ora attenti, perché il loro Vagina Mother è già in circolazione da un po’.

 

                                                                                     Franco “Lys” Dimauro

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GIANT SAND – Blurry Blue Mountain (Fire)

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Il nuovo Giant Sand esce in buona compagnia: tutto l’album dei ricordi di Howe Gelb, da Valley of Rain che compie proprio adesso 25 anni fino ai Blacky Ranchette e alle sue sortite soliste ristampato in versione deluxe.

La line-up di Blurry Blue Mountain conferma quella degli ultimi album in studio, messa su durante le permanenze annuali di Gelb in Danimarca. Gente di cui lui si fida tanto da permettergli di mettere le mani dentro i calamai di inchiostro nero carbone di Chunk of Coil e No Tellin’ o nelle latte di bitume di Monk‘s Mountain e Spell Bound, affini al suo stile classico da uomo in nero, o ancora nel soffuso jazz da balera di Time Flies o dentro una roba da fegato a brandelli come Love Loser che, la cantasse Shane McGowan, ti farebbe vomitare anche l’anima. E se avremmo tranquillamente fatto a meno di una banalità come il sincopato a due voci di Lucky Star Love, ringraziamo Howe per rovesciarci ancora addosso cose come Ride the Rail, Swamp Thing o la nuova versione di Thin Line Man.

Non ne uscirete con un sorriso. Comunque sia, non è detto che ne uscirete.

 

                                                                     Franco “Lys” Dimauro

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GET LOST! – Never Come Back (Voodoo Rhythm)  

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Registrato in soli quattro giorni, Never Come Back è il “rientro in scena” dei Miracle Workers che tutti aspettavano dai tempi di Inside Out. Come se tutto quello che fosse successo dopo quel disco non fosse mai esistito, Robert Butler e Gerry Mohr si ritrovano quasi per caso in Svizzera e decidono, assieme ad un altro rifugiato americano (attualmente al servizio dei Jackets) e a Kat Aellen già al fianco di Butler nei Bishops Daughter, di mettere in piedi un progetto estemporaneo che suoni come suonavano i Workers ai tempi della Moxie, più di quindici anni prima. Il disco che ne viene fuori è un croccantissimo album di garage punk old-school, dove tutto ciò che sbrodola è fermentato nel fuzz e ogni nota sembra portarci indietro ai tempi dei Gravedigger Five (la cover di Spooky), Gruesomes (lo yè yè divertente di Mdmation), Chesterfield Kings (la Hey Tiger dei Topsy Turbys già nel repertorio dei Cavemanish Boys e che qui raggiunge vette di assoluto splendore), Fuzztones (la cripitca e sinistra Elevator che chiude l’album), Morlocks (la loro versione di One Way Ticket è assolutamente devastante), Tell-Tale Hearts (il dutch-beat sporcato di Outsiders e Q65 di Love Is a Garden).

Insomma, come dover compilare una raccolta del miglior neo-garage degli anni Ottanta e trovarsela già pronta.

Comodo e devastante.    

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

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CROWN ROYALS – Funky-Do (Estrus) / METALUNAS – X-Minus-One (American Pop Project)

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La corona ha sempre avuto un culto feticista per la soul music. Chi ha visto qualche concerto di James Brown sa certo di cosa sto parlando.
L’incarnazione come sublimazione dell’orgia di sudore e ammiccamenti dei suoi shows al testosterone.
Cosa aspettarsi allora di una band che ha scelto di battezzarsi Crown Royals e che per di più intitola Funky-Do! il suo secondo disco?
Un tributo alla black music da party, appunto.
Funky, soul, R & B, jazz uptempo in chiave rigorosamente strumentale per un disco che farà la gioia degli invitati alla vostra festa di compleanno ma, temo, un po’ fuori dal target della Estrus, vista soprattutto la pulizia di suono e l’abilità indiscussa dei quattro ad armeggiare con i propri strumenti.
Non che sia un torto, per carità, ma spesso (e questo è uno di quei casi) la tecnica va a discapito della grinta. Chi ci fa invece sollevare i piedi dalla pista da ballo per portarci sulla luna sono i Metalunas: l’organo di Mark Brodie allunga ombre sci*fi sulle trame disegnate da corde che scintillano nel pallore lunare. 13 strumentali vibranti e superdinamici, una piccola macchina del tempo per azionare il rewind su questo secolo, quando il 2000 sembrava non dovesse arrivare mai e le astronavi erano angeli che volavano nelle pellicole di films surrealisticamente comici.

               Franco “Lys” Dimauro 

 

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ALTERNATIVE TV – Vibing Up the Senile Man (Get Back)

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Nelle intenzioni, ma ancor più nei contenuti, Vibing Up fu il disco che Mark Perry scelse come rottura dal movimento punk, reo secondo Perry di aver detronizzato i vecchi dinosauri rock per divenire esso stesso istituzione, gusto popolare, etichetta. Un movimento nato per sovvertire le regole altrui e che pure era rimasto ingabbiato nelle sue. Dopo aver suggerito di bruciare l’ultimo numero di Sniffin’ Glue, era dunque il momento di disperdere al vento le sue ceneri. Dopo la furia di The Image Has Cracked era giunto il momento della autoanalisi, del caos strutturale, della canzone informe e deforme. Niente chitarre, se non quelle fruscianti di Release the Native e The Good Missionary, piuttosto flauti, percussioni metalliche (guidate da Genesis P-Orridge), bassi ripetitivi, rumori concreti, voci recitanti. Canzoni che si muovono in un nulla cosmico (cosa è, se non una deriva definitiva, il vuoto di Serpentine Gallery? NdLYS), in una voragine straniante. Un disco bastardo per indole e ostentazione della propria indipendenza. Da tutti distante e da tutti odiato, va da se. Punk, cos’altro?

 

                                                                                                          Franco “Lys” Dimauro

 

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