AA. VV. – Basementsville # 2 (Misty Lane) / AA. VV. – Magic Bitpop # 19 (On Sale)

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Parallelamente alla Tropicalia dei vari Os Mutantes, Caetano Veloso, Tom Zè e Gilberto Gil che fu culla del rinnovamento intellettuale e musicale brasiliano si muoveva una schiera di gruppetti beat (la Jovem Guarda) che, folgorata dalla British Invasion, si divertiva ad emularne pose, modelli estetici strutture musicali.

Il Volume 2 di Basementsville si occupa di loro, riportando alla luce 16 perle di quel periodo. Si tratta perlopiù di divertiti omaggi al classico catalogo anglosassone (Beatles, Animals, Rolling Stones, Doors, Outsiders, Who, ecc.) riadattato spesso alla lingua indigena. Il risultato è divertente, sottilmente esotico pur senza lesinare momenti, seppur rari, di totale coinvolgimento. Bella roba insomma, ma per appassionati.

Una rivoluzione così innocente da suonare irrimediabilmente compromessa.

Qualcosa di romantico ed ingenuo che si muove anche tra i solchi di Magic Bitpop, la storica raccolta della On Sale che con questo 19mo volume si conferma coma la più lunga e completa collezione di memorabilia beat mai realizzata e che sfoggia i consueti buoni pezzi d’antiquariato: su tutti i primi due splendidi singoli de I Funamboli, quindi la bella Lasciami stare dei Nobil’s successivamente ripresa dagli Sciacalli di Scanna, la rabbiosa Non verrà dei Sofisti, l’unico 45giri dei torinesi Cocks più la solita sfilza di covers maccheroniche. Da avere assieme a tutti gli altri volumi, a meno che non vogliate dissanguarvi a collezionare i dischi originali.                                

                                                                                          Franco “Lys” Dimauro

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ALL TOMORROW’S PARTY – Yoo Doo Right, You Doo Slide (Alive Naturalsound)

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Hawkwind e Telescopes. Sono queste le due coordinate dentro cui fluttua il suono di questo terzetto giapponese al debutto su Alive. Perimetri psichedelici ora melliflui e sognanti (Simpathy for the Junkies o il bollore liquido di Cracked), ora increspati da distorsioni pressanti e grumosi di acetilene fuzz (la cavalcata di Light of Love, satura di vapori grebo o Bad Bee Says) dentro cui sembrano prendere forma i demoni di Teenage Fanclub, Spacemen 3, Loop, Hypnotics, Stewed. Da una terra che dai Boredoms ai Guitar Wolf ci ha abituato ad esasperazioni nichiliste e caricature sgraziate e scomposte del rock ‘n’ roll, sembra un miracolo sentirsi abbracciare dal pop psichedelico di pezzi come In Shade of Blue, dove pare di vedere gli XTC planare dentro Mellon Collie dei Pumpkins o dalla polvere di maracas di Sure Love.

Eppure, così è.

Bellissimo.

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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BLONDIE – Blondie (Private Stock)  

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David Bowie, Lou Reed, Iggy Pop, Joey Ramone, David Johansen, Joan Jett, Andy Warhol, Richard Hell, Sting, Chrissie Hynde, Siouxsie Sioux, Chuck Berry, Lester Bangs. Nessuno va via da New York senza portare come souvenir una foto accanto a Debbie Harry. Perché lei è bellissima e perché Chris Stein, suo compagno pubblico e privato, non gira mai senza una macchina fotografica al collo.

Debbie non è più la coniglietta dai capelli neri che accoglieva gli avventori del Playboy Club sulla 59th Avenue con uno sgambato corpetto rosa e un batuffolo di organza sul sedere tondo e sodo ma una bionda dagli zigomi perlacei e dalle gambe contagiose. 

Può far innamorare chiunque, se solo lo volesse. E in tanti se ne innamorano.
Vederla sul palco del CBGB’s era un po’ come rivedere Nico salire sul palco dell’Exploding Plastic Inevitable esattamente dieci anni prima. Un felino biondo che tiene a bada un piccolo branco di lupi neri che ululano dietro di lei.

Debbie e i Blondie sono la cosa più conforme allo zuccheroso ed elegante pop Spectoriano degli anni Sessanta che possa capitare di ascoltare in giro nella New York accesa dal sacro fuoco punk. Melodie appiccicose e gentili sorrette da un piccolo muro di suono garantito dalle chitarre, da qualche battito di mani e dal sintetizzatore che suona come un organetto Bontempi.
Il punk è dunque solo un pretesto per portare in scena uno spettacolo che non ha in sé nessuna vera rivoluzione se non quella di ripristinare un concetto di pop abbastanza elementare.
Blondie, il disco che li porta dal palco del CBGB’s sugli espositori dei negozi è dunque lavoro altamente commestibile, col suo anacronistico e anche banale miscuglio di coretti doo-wop, echi surf, ballate in stile cheek-to-cheek e semplici girotondi beat.
La new wave partorisce il suo primo paradosso.

 

                                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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