ENO – Another Green World (Island)  

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Nel 1975 fa la comparsa sul mercato un cofanetto contenente un mazzo di carte firmate personalmente da Brian Eno e da Peter Schmidt. Su ogni carta, c’è una frase per un totale di 113, queste:

 

Sempre dei primi passi.
Una linea ha due estremi.
Il minimo comune denominatore.
Respira più profondamente.
Non è che una questione di lavoro.
A cosa stai veramente pensando in questo istante ?
Cascate.
La cosa più importante è quella più facilmente dimenticata.
Vi sono delle selezioni ? Considera delle transizioni.
Decora, decora.
Rivalorizzazione (una piacevole sensazione).
Riunisci alcuni elementi in un gruppo e opera sul gruppo.
China il capo.
Bisogna cambiare le parole ?
Metti in ordine.
Indietro.
Qual’è la realtà della situazione ?
Corto circuito (prendi una scorciatoia).
Diminuisci, continua.
Accentua le ripetizioni.
Torna sui tuoi passi.
Esamina attentamente i dettagli più imbarazzanti e amplificali.
Valorizza uno spazio vergine collocandolo entro una cornice raffinata.
Il nastro è la musica.
Riempi ogni spazio.
Sottrai gli elementi in ordine di irrilevanza apparente.
Non devi vergognarti di utilizzare le tue idee.
Cambia il ruolo degli strumenti.
Scarta un assioma.
Non cambiare nulla e continua con una consistenza immacolata.
Utilizza personale non qualificato.
Accentua i difetti.
Elimina le ambiguità e sostituiscile con delle specificità.
Fa’ una lista esauriente di tutto ciò che potresti fare ed esegui l’ultima cosa che vi si trova.
È finito ?
L’acqua.
Intenzioni: Nobiltà? Umiltà? Credibilità?
Continua.
Sii più spesso meno critico.
Allontanati dal desiderio.
Il principio dell’inconsistenza.
Consulta altre fonti: promettenti / non promettenti.
Quando la ricerca avrà progredito, qualche cosa si troverà.
Entra nel regno dell’impossibile.
…(carta bianca).
Non lasciarti intimorire dalle cose solo perché sono facili a farsi.
Incremento.
…(altra carta bianca).
Analizza dei mucchi.
Considera più modi di connettere.
Compi un’azione improvvisa, distruttiva e imprevedibile: incorpora.
Fa’ qualcosa di noioso.
Ricorda quelle dolci serate.
Sei un ingegnere.
Immagina quel che fai come una serie di eventi irrelati.
Autoindulgenza disciplinata.
Echi fantasmatici.
Onora il tuo errore come un’intenzione nascosta.
Ascolta la dolce voce.
Non infrangete il silenzio.
Non accentuare una cosa più di un’altra.
Sottrazione semplice.
Osserva l’ordine in cui fai le cose.
Macchinario organico.
Distruggi: nulla / la cosa più importante.
Meccanizza qualcosa d’idiosincratico.
Di che cosa sono sezioni le sezioni ? Immagina un bruco in movimento.
Distorsione temporale.
Bambini che parlano / che cantano.
Accetta i consigli.
Non si tratta di costruire un muro, ma di fare un mattone.
Utilizza dei filtri.
Ricorri a una vecchia idea.
Fra il nulla e qualcosa di più.
Lavora con un ritmo differente.
Sii sporco.
Non avere paura di sfoggiare il tuo talento.
Come l’avresti fatto ?
Abbatti il tuo gioco.
Da libero sfogo al tuo peggiore impulso.
Godimento idiota (?).
È veramente possibile (dopotutto).
Domanda agli altri di lavorare contro la loro migliore
opinione.
Cerca di enunciare il problema nel modo più chiaro possibile.
Abbandona gli strumenti normali.
Che errori hai commesso la volta scorsa ?
Non puoi guadagnare che un punto alla volta.
I bordi: fanne lentamente il giro.
Interroga il tuo corpo.
Umanizza qualcosa sprovvista d’errori.
Concediti un solo sollievo.
Gradazioni infinitesimali.
Nell’oscurità totale, o in una grande camera, molto
dolcemente.
Abbi fiducia nel tuo “io” attuale.
Scopri le ricette di cui ti servi e abbandonale.
C’è bisogno di buchi ?
Definisci un territorio “sicuro” e servitene come un’àncora.
Pensa alla radio.
Esci. Chiudi la porta.
Solo una parte, non il tutto.
Verso l’insignificante.
Fermati un attimo.
Impiega un colore inaccettabile.
Perduto in un territorio inutile.
Recidi un legame vitale.
Sii stravagante.
Ponti: da costruire / da tagliare.
Accentua le differenze.
L’intonazione è corretta ?
Cosa non faresti ?
Qualcuno ne vorrebbe ?
Considera l’approccio eroico.
Non fare niente il più a lungo possibile.
Cosa farebbe il tuo migliore amico ?
Manca qualcosa ?
Utilizza meno note.
Non lasciarti intimorire dai clichés.
Resisti (in apparenza) al cambiamento.
Coraggio !
Vai fino a un estremo, ritorna verso una maggiore comodità.
Un solo elemento per ogni specie.
Equilibra i principi di consistenza e d’inconsistenza.
La ripetizione è una forma di cambiamento.
Scoprimi le specificità e sostituiscile con delle ambiguità.

 

Sono le misconosciute “Strategie Oblique” che Brian Eno userà come base concettuale per alcune sue produzioni (verranno usate spesso per le produzioni di Bowie, dalla trilogia berlinese fino a 1.Outside, così come per la produzione di Viva la Vida dei Coldplay). Frasi criptiche e a volte apparentemente disconnesse dal contesto che hanno lo scopo di sviluppare una coscienza cognitiva laterale. Ovvero: affrontare un apparente ostacolo nella maniera forse meno diretta e istintiva ma spesso più efficace. Una sorta di oracolo che Brian Eno decide di applicare punto per punto durante le registrazioni del suo terzo lavoro solista e che altri faticheranno ad interpretare, in quanto spesso dal significato ambiguo ed apparentemente impenetrabile o, viceversa, talmente banali da venire quindi scartate come ovvie.

Rivisitate nel tempo e per anni oggetto di accanito collezionismo, le Strategie Oblique sono oggi una App gratuita che vi renderà la vita più complicata se avete un Iphone o uno smartphone che gira su Android, così da avere la Sibilla sempre in tasca, qualora serva una voce amica che non pregiudichi nessun equilibrio sociale.

Detto del suo progetto creativo, diciamo adesso del suo contenuto musicale: il mondo verde dipinto da Eno è in realtà il corto-circuito artistico fra la sua fase glam e quella ambient e il raccordo temporale con la new-wave sintetica che arriverà alla fine del decennio (Japan, Tuxedomoon, XTC sono già sparsi come corpi mutilati su Sky Saw, In Dark Trees e St. Elmo’s Fire) e le mutazioni kraute dei pionieri tedeschi, sostituendo alla stravaganza il gelo tipico di certa elettronica ancora di là da fiorire.

Una Gaia creata in vitro nella speranza possa saziare la fame irragionevole di chi ha già devastato la terra che gli fu data in dono.   

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

cover

ONE DIMENSIONAL MAN – You Kill Me (Gammapop)  

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Confortante vedere come l’Uomo ad una dimensione non abbia disatteso l’appuntamento col “difficile terzo album”. Nessuno sbandamento, nessun cedimento. E questo malgrado la musica del terzetto si sia fatta alquanto complessa e multiforme. I ponti col passato non sono stati spezzati e il blues deturpato rimane ingrediente base di qualche episodio come nel Jon Spencer-style di Lovely Song e nei fantasmi Jesus Lizard che qua e là si affacciano tra le lamiere contorte di Elvis o nel rallenti licenzioso di Sad Song. Ma You Kill Me vive di un dinamismo inquieto già palpabile nel taglio new wave dell’inaugurale Saint Roy e via via sviluppato nel minuto e mezzo de-evoluto e meccanico di This Man in Me, nella tortura noise di Inferno, nello sviluppo quasi emo della title-track, nella marcetta zoppa di Broken Bones Waltz o in quella parodia triviale di Fever che è Oh! Oh!.

Nessun altro gruppo in Italia può vantare una trilogia di album così incredibilmente devastanti e pregni di energia e catarsi. Qualcosa che davvero ti schianta al suolo e ti spacca lo stomaco.

Preziosi e indispensabili.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

One_Dimensional_Man_-_You_Kill_Me-front

RUSTIES – Move Along (Tube Jam)

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Come il cervo raffigurato in copertina, pronto a saltare fuori dallo steccato rosso della sua prigione simbolica, è giunta l’ora per i Rusties di varcare il recinto che li confinava nel giro delle cover-bands, seppure di alto bordo.

Una ispirazione, quella di Neil Young, niente affatto tradita e che lambisce il territorio battuto da Move Along. L’effetto deja-vu diventa inevitabile in pezzi come The Show, Soldier of Fortune e Low Spirits, scavati nel legno del totem del canadese come solo chi ne ha sviscerato l’ anima per anni potrebbe osare di scolpire.

Quando la furia elettrica si placa, ciò che resta sotto la polvere sono ballate amare come Move Along, By Your Side o Sinking. Il meglio tuttavia è nascosto tra le pieghe di Tracks (un pezzo che si inghiotte per intero l’ultimo Son Volt, per dire) e nelle spirali di synth di Eclipse, pezzo che vive di un’autonomia concettuale non concessa altrove e che “oscura” l’elenco degli ospiti che correda il lavoro.

 

                                                                              Franco “Lys” Dimauro