TOMORROW – Tomorrow (Parlophone)  

Un albero di primizie che ha dato frutto troppo tardi. Così potremmo sintetizzare l’unico, stupendo album dei Tomorrow, rigoglioso di rami frondo si carichi di frutti psichedelici maturati troppo tardi per poter stare al passo che i tempi folli del freakbeat inglese allora richiedevano, in una scena che esplodeva attorno a nebbie e lampi purpurei e seguiva il passo favolistico di pifferai e sergenti vestiti come addomesticatori da circo pur di raggiungere i cancelli dell’alba o afferrare qualche diamante sputato in cielo da bambine dai capelli intrecciati nell’edera.

Il domani dei Tomorrow era stato insomma “troppo” domani, tanto da rischiare quasi di essere la sigla conclusiva a tutto il movimento psych inglese.

La loro bicicletta bianca non era stata abbastanza veloce (le chitarre espanse che simulano, sul singolo di debutto, il rumore del vento che taglia i raggi del velocipede restano fra le meraviglie di tutto il post-beat inglese, NdLYS), il loro passo da provos non aveva raggiunto il resto del gruppo troppo agilmente. Peccato.

Tanto che il disco, nonostante una creatività visionaria davvero invidiabile, cede già alla celebrazione del fenomeno, con una fedele cover della Strawberry Fields Forever dei Beatles. 

Del successo, comunque minimo, del loro album non ne avrebbero goduto neppure loro, sciogliendosi come neve al sole appena due mesi dopo la pubblicazione facendo di Tomorrow una delle più belle occasioni mancate della storia del rock, resa ancora più leggendaria dalle memorabili esibizioni all’UFO Club, da mitologiche jam sessions con Hendrix e Barrett e dalla partecipazione di Keith West a quella che, concettualmente, può essere considerata la prima opera-rock in assoluto, ovvero la A Teenage Opera ideata da Marc Wirtz degli Abbey Road Studios. Peccato, di nuovo.

Perché Tomorrow, nonostante tematiche e suoni lo leghino tenacemente a quegli anni e malgrado il tempo delle fate si sia definitivamente sciolto come un orologio molle di Dalí è un disco ancora oggi capace di creare fortissime suggestioni psichedeliche e di esercitare un carisma attualissimo (quanto Blur c’è dentro una The Incredible Journey of Timothy Chase?). Peccato, per l’ennesima volta.  

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

Front cover copy

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