UH BONES – Honey Coma (Randy)  

Garage sound tossico e totalmente underground. Che è arrivato a me attraverso il passaparola, prima ancora di andare a scovarli in rete, che è cosa alquanto complicata, avendo essi stessi suggerito, sul loro profilo social, un sito ufficiale che in realtà non esiste ne’ forse è mai esistito, inghiottito dallo stesso tubo che sembra aver convogliato le musiche di Blues Magoos, Seeds e Castaways dentro questa camera dove tutto viene svuotato e riverberato come dentro le grotte dei mammuth svedesi di trent’anni fa.

È quel garage punk languido e spettinato che si nutre dell’immaginario della periferia americana fatto di fast food, centri commerciali, buskers e che non ha nulla a che spartire con il recupero estetico e culturale di un’epoca che ha ormai varcato la soglia dei cinquant’anni. Di tutta quella roba lì che nasceva dentro le sale da ballo dell’America invasa dai coleotteri inglesi gli Uh Bones prendono solo l’attitudine barbara di scagliarsi sugli strumenti con le due nozioni che hanno appreso sui dischi e che ora stampano su vinile in sole trecento copie, sicuri che gliene resteranno in cantina almeno la metà. E chissà come andrà.

Nel frattempo ascoltare Luke Trimble e Kenny Alden che giocano a scambiarsi microfoni e chitarre come ragazzini di un qualsiasi college americano espierà, se non le nostre colpe, la nostra noia.

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

uh bones

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