PRETENDERS – Pretenders (Real)  

Peccato che i negozianti di dischi lo avrebbero spostato dallo scaffale del punk a quello della new wave facendo così che i punk non lo trovassero. E che poi lo avressero rimesso da quello della new wave in quello del punk, cosicché i new wavers non lo trovassero. E che lo avessero spostato poi in quello del power-pop facendone perdere le tracce a quelli che amavano l’hard rock. E che poi lo avessero rimesso in quello del punk quando a cercarlo erano gli amanti del rock commerciale.

Peccato che, alla fine, nonostante il successo e l’entusiasmo iniziali, in pochi abbiano ascoltato l’esordio dei Pretenders prestando davvero attenzione alle sue peculiarità e fermandosi al giubbotto rosso di Chrissie Hynde.

Peccato pure che poi tutto sia andato come poi è andato, con la band decimata dalle overdose e la Hynde che si adagia su un pop-rock di maniera e che tutti la ricordano più per aver cantato assieme agli UB40 ed esser convolata a nozze con Jim Kerr che per l’audacia iniziale con cui aveva dato il via all’avventura dei Pretenders.

Peccato insomma che per tutti i quarantenni di oggi, i Pretenders siano “quelli di Don’t Get Me Wrong”. E che per i loro figli non siano nessuno. E che ne’ gli uni ne’ gli altri si ricordino della chitarra di James Honeyman-Scott capace di mille trucchi, effetti speciali ed errori (l’accordo aperto su Lovers of Today) grazie ai quali canzoni come Space Invader, Precious, Tattooted Love Boys escono fuori dall’ordinarietà di un rock cui viceversa sono state in qualche modo destinate.

Inciso sotto la spinta delle produzioni pub-rock e power-pop di gente come Dave Edmunds, Police e Nick Lowe Pretenders viene invece tacciato di voler cavalcare in qualche modo, immeritatamente e fuori tempo massimo l’onda punk con la quale invece i Pretenders non hanno nulla a che spartire nonostante i brani che lo inaugurano sembrino riallarciarsi in qualche modo a certe pagine di Patti Smith e all’Iggy Pop irrequieto di Lust for Life.  

Insomma, forse furono presi un po’ alla lettera e si “pretese” da loro più di quello che avessero in mente.

Che era invece un onesto, robusto rock senza bandiere da sventolare.

Così che si evitarono la fatica di doverle ammainare, lasciando il compito ai tanti che si erano divertiti ad agitarle come sbandieratori di chissà quale incrollabile fede.

    

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

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