MOTORPSYCHO – Still Life with Eggplant (Rune Grammofon)  

È quasi primavera e i Motorpsycho ci aprono il cancello del loro giardino, mostrandoci i loro ortaggi appassiti dal freddo norvegese.

Still Life with Eggplant, dopo la solenne abbuffata di Death Defying Unicorn è un corpo che torna a farsi divorare dagli uccellacci torvi del rock e a lasciare la sua carcassa sulla sabbia del deserto californiano, riannodando i nodi scorsoi con il lontano passato delle Canzoni per Rut, dove la convivenza forzata fra Black Sabbath e la musica californiana, seppur ancora primitiva, tracciava le coordinate di certo non esclusive ma di certo sintomatiche della bocca infernale del deforme demone norvegese. Le tre piaghe sulfuree e ferali di Hell poste in apertura di questo disco, seguite dal bouquet psichedelico di August (dal quarto sottovalutato album dei Love di Arthur Lee) aprono l’accesso a questa dicotomica anima dei Motorpsycho, ripetuta pochi minuti più avanti dall’altra sequenza Ratcatcher/The Afterglow.

Buio e luce che si rincorrono senza fretta, perdendosi dietro le ingannevoli ore bislunghe delle aurore boreali e delle notti polari.

I Motorpsycho sprofondano i loro stivali nella neve, fino a veder divampare le fiamme dell’Inferno.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

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