BLACK MOSES – Emperor Deb (Lunasound)  

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Jim Jones continua a guardare l’America dal suo alloggio in Camden Town.

Infilato quasi senza clamore fra le avventure degli Hypnotics e quelle della Jim Jones Revue, Emperor Deb dei Black Moses è uno dei più bei dischi su cui il cantante e chitarrista inglese abbia mai messo mano. Autentica polvere elettrica per la quale il buon Beppe Badino farebbe man bassa di tutti gli aggettivi della sua cartucciera per descriverne il potere scorticante. Black Moses sono un power-trio (con Jones sono della partita Graeme Flyint dei Penthouse e il batterista Chuck B.) capace di accendere folgorazioni cariche di flashbacks Hendrixiani e Stoogesiani. Psichedelia ultra pesante investita da impetuose onde fuzz e vicina a certe violenti escursioni care ai Blue Cheer, agli stessi Hypnotics e ai Mudhoney dei primi due dischi.

L’impatto bruciante del singolo di debutto è in parte mitigato dalla presenza di ballate sporche e crespose come Slow MamaStrange Life e Yr Friend ma Emperor Deb mantiene in pieno le promesse di quel 7 pollici.

Suoni assolutamente vintage e un odore di valvole Mesaboogie devastante.

New! Improved! Black Moses!

                                                                                             

                                                                    Franco “Lys” Dimauro                                                                                

                                                                                 

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THE VICTIMS – “Real Wild Child” (Golden Disc)    

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Non siamo in Australia, dove altre “vittime” facevano fuoco e fiamme nello stesso periodo ma a New York. I Victims erano una delle centinaia di bands influenzate da quel rumore inquieto e perverso del beat duro (Kinks e Troggs i primi nomi a venirmi a mente) che fu il germe da cui si sviluppò gran parte della furia punk. Siamo nel recinto di un punk elementare che pestava sul garage rock del decennio precedente e si riannodava al rock ’n’ roll di base con tanto di Blues Theme (Davie Allan & The Arrows) eletta a “tema” del gruppo e un’armonica figlia diretta dei Flamin’ Groovies di Teenage Head che accende pezzi come Head o Real Wild Child. Niente eccessi, ma se amate il punk vintage e “colluso” con i sixties (Inmates, Vacants, Johnny Thunders i primi nomi a venirmi in mente, NdLYS) avrete di che dilettarvi.

                     

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro   

 

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AA. VV. – The Bad Vibrations of 16 U.S.A. Lost Bands # 1 (Akarma)

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Dopo le Psychedelic Crown Jewels torna la Akarma con un’altra serie di grosse cicche garage-beat, forse leggermente inferiori per impatto ma ugualmente ricche di “quel” suono, il migliore tra quelli possibili.

The Bad Vibrations of 16 U.S.A. Lost Bands è già un titolo che è un manifesto programmatico.

E le vibrazioni non sono lesinate: Lots More Where You Came From dei Wanted è fantastica così come il folk punk screziato dall’armonica dei Merseybeats USA.

Gil Bateman ci consegna un autentico anthem beat-punk con Wicked Love e i Disciples suonano come dei Beatles chiusi dentro una scorza fuzz in Junior Saw It Happen dominata anche da un organo dalla “uscita” tipicamente doorsiana. Un monito per la terribile copertina che potrebbe confondersi con una delle tante compilazioni techno che affollano il mercato e per l’assoluta mancanza di note di corredo, obbligatorie per uscite come queste.

Ma dentro c’è la musica che vi stupra l’anima.

Franco “Lys” Dimauro

 

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