CONSORZIO SUONATORI INDIPENDENTI – Linea gotica (Black Out)  

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Se i CCCP erano stati a loro modo una proiezione (ironica, battagliera, retorica, singolare, demenziale, truffaldina, scegliete voi l’aggettivo che più vi aggrada) del punk, i C.S.I. ovvero il “terzo piano quinquennale” di quel progetto sovverte del tutto la prospettiva. Ferretti e Zamboni si svestono dal ruolo di figli per indossare quello di padri. Il Consorzio diventa un’officina, Ferretti e Zamboni non sono più artigiani di se stessi ma si trasformano in una azienda ben strutturata, con una propria casa di produzione (Sonica), due industrie discografiche (I Dischi del Mulo, il Consorzio Produttori Indipendenti), un proprio bollettino (Il Maciste).

È una condizione affatto marginale per comprendere appieno la nascita di un disco severo e autarchico come Linea gotica, il disco dove i C.S.I. sentono tutta la responsabilità del nuovo ruolo che si sono dati. Un lavoro dove è dunque necessario riannodare i ponti col proprio passato, richiudendo la cerniera lampo facendola scorrere proprio lungo quel confine che aveva segnato la nascita della lotta partigiana.

Linea gotica è un disco dalla concia grezza.

Concavo ed austero. Pregno di una maestosità medievale e decadente.

Un’arca che porta fregiati i sigilli di quella grande epoca di mutamenti che ridisegnerà il volto dell’Europa.

Rispetto al suono ancora incerto e in alcuni casi sibillino dell’esordio, Linea gotica avanza nella cupa fierezza di un ritrovato equilibrio. Le grattugie sono definitivamente scomparse, lasciando il posto a chitarre che si dipanano come matasse di filo spinato e a parole che spesso sembrano raggomitolate nel medesimo groviglio, ormai emancipate dagli slogan e dai proclami delle passate stagioni.

Le vecchie foto cariche di volti e divise straniere (Mao, Yuri Gagarin, Mishima, Mayakovsky, Ta-Yung, Lenin) vengono sostituite da quelle di eroi nazionali  (Beppe Fenoglio, Pier Paolo Pasolini, Giuseppe Dossetti, Germano Nicolini), in omaggio alla memoria di cui i C.S.I., in quanto padri, si sentono adesso in qualche modo custodi.

L’età legittima il racconto, ne rende vivida e credibile la testimonianza, riannodando il passato al presente, svelando la fulgida gloria dell’esempio e l’inganno fallace della memoria che si rivela spesso pascolo infelice ed è metallo facilmente corruttibile alla ruggine.

Se dunque Ko de mondo aveva l’aria della rimpatriata un po’ nostalgica, Linea gotica fotografa un gruppo che ha ritrovato armonia e vigore e un cielo comune (“padano, plumbeo”). I C.S.I. sono pronti al colpo di stato.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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PEARL JAM – Binaural (Epic)  

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Binaural è il prodotto griffato che arriva in vetrina per la collezione primavera/estate 2000. Chissà come, avverti in qualche modo che non è necessario. È una suppellettile prestigiosa. Ma è una suppellettile. Non ha più in se il prodigio dell’irriverenza e ha una copertina che non gli appartiene, come non appartiene a te.

In quella nebulosa dal nome Clessidra ti sembra davvero di poter vedere le stelle scendere come granelli di sabbia, senza possibilità di poter essere capovolta.

E ha un po’ il gusto della disfatta del tempo che avanza, su te e sugli altri. E di questa percezione comune, ne avverti il passo greve.    

Binaural è il momento in cui capisci che i Pearl Jam non ti stupiranno più. Che in qualche luogo si sta macchinando un’imperfetta messa in scena con i figuranti messi lì a fingere che tutto vada bene, a battere su una macchina da scrivere che martella su un rullo senza fogli. Tic tic tic tic tic.

È una liturgia senza più ostie da consacrare, un incontro in abiti apprettati per stringere altre mani. 

Ritrovarsi lì, seduti-in piedi-inginocchiati sulle panche.

Che son suonate le campane, e forse è un dì festivo.

O forse no.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

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