VINICIO CAPOSSELA – Canzoni della cupa (La Cùpa)  

Rischiava di diventare lo Smile italiano. L’opera irrisolta su cui giocarsi la propria vita artistica e quella su cui dannare la propria anima fino alla fine dei giorni.

E invece, dopo un ulteriore slittamento di qualche mese sulla data annunciata, ecco venire fuori le Canzoni della cupa.

Tredici anni di lavoro, discernimenti, viaggi, studi, riprese, inquadrature, ridefinizione, piallatura, smussatura, per concretizzare questo omaggio Caposseliano alle proprie radici, questa opera mastodontica di rielaborazione di musiche arcaiche e luoghi della memoria e della fantasia che se non sono stati abitati fisicamente da Vinicio, hanno comunque alitato il loro spirito su tanta della sua musica. Incantato da quel richiamo, Capossela ha abbandonato il sogno (sud)americano che sembrava voler inseguire coi suoi primi dischi per andare alla ricerca di sé stesso attraverso le storie dei popoli europei intrappolati in qualche modo dalla storia. Prigionieri della mitologia e delle leggende custodi.

Durante questi anni Vinicio Capossela ci ha avvicinato a quei luoghi, un passo per volta, attraverso progetti, canzoni, libri, film. Educandoci al rispetto di quella tradizione, rendendocela familiare senza addomesticarla. 

Ora, ci riversa addosso ventotto canzoni divise su quattro dischi (due se amate la versione digitale, nessuno se preferite la versione che scomparirà quando vi si guasterà il pc), come a liberarsi di questo carico diventato troppo pesante anche per le sue spalle abituate a cappotti pesanti.

Un carico diviso in due bisacce.

La prima si chiama La polvere ed è quella che porta con se l’odore atavico della fatica, della castigazione divina che siamo costretti a scontare con sudore e che ci è stata accordata di alleviare con la concessione misericordiosa del canto.

Musicalmente è la parte più conciliante con la tradizione dei canti di lavoro. Ora leggiadri, ora anch’essi ricurvi come una falce, aridi come fascine di rovere da ardere, pesanti come versoi.   

L’altra è battezzata L’ombra ed è l’anima torbida, dannata della prima. Quella che si sfama e si abbevera nelle pastoie delle credenze popolari tramandate a voce, quella che nel buio della notte sostituisce al Dio cristiano creature dall’animo tormentato. Il lato ingannevole di quel che il giorno nasconde sotto vesti adatte al pubblico riguardo e che la notte si spoglia cedendo alle tentazioni. È questo il lato dove viene sviscerata quella liturgia pagana e popolare che ha già abitato diverse “camere” della storia discografica di Capossela. La ritualità magica che aveva il potere di sedurre i grandi e intimorire i bambini e che è stata trascinata via dall’arrivo del progresso simboleggiato dal treno che chiude questo circo di mostri e con le sue fauci arriva in nome del progresso a svuotare i paesi.

Ospiti prestigiosi e ispirazioni autorevoli (quella di Matteo Salvatore, che ha consegnato a Capossela a mo’ di staffetta la chiave d’accesso per poter decifrare il linguaggio di questi popoli “dei coppoloni” svelandone radici ed evoluzione linguistica quasi in punto di morte) tendono la mano al cantautore italiano in queste canzoni fermentate per un tempo infinito e che forse proprio per questo sono cariche di umori e sensazioni già sviscerate e che ne hanno sciupato l’incanto.

Le Canzoni della cupa pur nella vastità di suoni che le abitano sono tuttavia poco più che un noioso manuale del folk italiano. Con un orco che si sposta dal pianoforte alla chitarra, dalla fisarmonica ai bastoni guidando la sua orchestra cercando di conciliare emozioni a volte inconciliabili, tanto che dal vivo verrà presentato in due spettacoli paralleli, viaggiando su carovane differenti.

Un lavoro ambizioso che, in cambio del tempo speso per la sua gestazione, ce ne chiede molto del nostro per potervisi immergere compiutamente.

Dio voglia, per rispetto al suo autore, concedercene almeno il doppio. 

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

vinicio_capossela_canzoni_della_cupa_cover_fotografia_di_valerio_spada__artwork_di_jacopo_leone_b

 

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7 thoughts on “VINICIO CAPOSSELA – Canzoni della cupa (La Cùpa)  

  1. È in ascolto continuo.
    Album complesso, direi.
    Ha avuto una bella intuizione a far suonare il gusto di confine dei Los Lobos, dei Calexico e di H. Gelb con il folk della Basilicata. Che ne pensi?

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      • Si, hanno tutti una certa sovrapproduzione discografica che segue il recupero delle tradizioni ma nel caso di Vinicio non c’è solo recupero ma interpretazione e non lo trovo noioso anzi.
        Sui Giant Sand conosco bene solo certi album il resto mi è difficile esprimermi perché non li ho … e comunque credo che tu abbia argon a volte far uscire troppa roba diventa dispersivo.

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