VIC DU MONTE‘S PERSONA NON GRATA/RE DINAMITE – Split Connection # 1 (Go Down)

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Scontro su vinile per questa nuova campagna educativa curata dalla Go Down.

Da questa parte del ring i Re Dinamite di cui già vi dissi tempo fa: quattro pezzi inediti per loro, sempre cotti nel fuzz e nello zolfo, Fu Man-ti lingue di gomma che solcano l’asfalto anche quando scelgono di non premere sull’acceleratore, come negli otto minuti di Dirty Slow.  Nell’altro corner Vic Du Monte ci dà un assaggio del suo prossimo album condendolo con un inedito. Malgrado la militanza nei Kyuss non resta traccia di stoner nella sua musica. Siamo piuttosto di fronte a una variazione sul tema country-punk come potevano concepirla Tex and The Horseheads millenni fa o gli Old Haunts in tempi recenti, con tanto di santino di Jeffrey Lee Pierce sul comodino. Se non fosse che Vic non ha lo stesso pathos di Jeff  che se forse beve lo stesso bourbon.

 

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

 

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DENIZ TEK AND THE GOLDEN BREED – Glass Eye World (Career)

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Col passare degli anni ho sempre più comparato la carriera di Deniz Tek a quella di Wayne Kramer: entrambi reduci di un passato tanto glorioso quanto fugace e un presente, quello davvero infinito e pressochè trascurabile, fatto di dischi anonimi sin dalle copertine. L’ultimo di Tek, ad esempio, era stato un flop così clamoroso che il buon Deniz aveva deciso di dedicarsi alla sua professione di medico a tempo pieno, relegando a un piccolo poster appeso alle pareti del suo studio quanto ancora gli apparteneva del mondo del rock ‘n roll. La spinta a tornare fuori si deve ad Art e Steve Godoy degli Exploding Fuck Dolls, un passato come punkettoni in quel di Orange County e un amore sterminato per i Birdman che i due decidono di mettere a disposizione di Deniz sostituendo di peso il suo vecchio “group”. Questa, in breve, la storia che porta a questo nuovo disco per la sua Career e che, invece di essere uno sbiadito ritorno in pista per una tigre stanca di graffiare, finisce per essere il miglior disco dopo-Birdman di Deniz Tek. Dubito che i vecchi fans del gruppo di Rob Younger possano ascoltare pezzi come Always Out of Reach, Let’s Go o What It’s For senza trarne diletto o goduria. Chitarre che tornano a ruggire di rabbia e a fendere l’etere ammaccate da una ritmica potente, dinamica. Un disco che rende giustizia al passato glorioso del suo autore e che reclama il suo ruolo tra i rami intricati dell’albero genealogico di madre Birdman.

                                                                                                       Franco “Lys” Dimauro

 

                                                                                             

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