THE CULT – Sonic Temple (Beggars Banquet)  

Fra tutti i dischi dei Cult, Sonic Temple è quello che ascolto meno. Pur non avendo mai disprezzato la loro svolta hard rock di Electric, l’ho sempre trovato esageratamente mainstream nelle pose e nel suono, costruito con grandissima perizia ed abilità per conquistare il pubblico americano che, attraverso Appetite for Destruction, si è nuovamente scoperto innamorato dell’hard rock.

E Sonic Temple è il tempio costruito per accogliere questi nuovi fedeli e farli sentire a loro agio, con grandissime svisate chitarristiche (il bastone) e, quando ci vuole, una bella stemperata nel miele degli archi a fungere da carota secondo quel volgare cattivo gusto che è tipica degli americani e a cui cederanno quindi altri eroi del rock ‘n’ roll da strada come Aerosmith e Guns n’ Roses, passando del burro di arachidi sull’asfalto bruciato dagli Hell’s Angels (la carota). Una tecnica di approccio che Bob Rock, il produttore di un best-seller come Slippery When Wet di Bon Jovi conosce benissimo e che mette al servizio della band inglese, facendo di Sonic Temple un album da grandi arene e dei Cult i nuovi San Paolo venuti da terre straniere a riportare alle genti la novella del profeta Jimmy Page.

Il Tempio è stracolmo di gente. Uomini e donne si piegano ad ascoltare il Verbo in tutte le sue forme, anche quelle ausiliarie. Credendo di essere nel giusto.

    

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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