ONE DIMENSIONAL MAN – One Dimensional Man (Wide)  

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One Dimensional Man atto primo.

Da Venezia, stretti su una gondola a tre posti.

A spingere il remo dentro quel fiume di rumore che in Italia è appannaggio degli Uzeda. Che però lo immergono dentro le acque del Simeto.

Un disco paurosamente bello, paurosamente malsano, paurosamente eccessivo. Una roba che la Amphetamine Reptile di oggi si sogna e che riesce a tracciare una credibile parallela con le produzioni di band estreme come Jesus Lizard, Shellac e Unsane. Un suono triangolare e “matematico” suonato su chitarra, basso e batteria con Massimo Sartor, Pierpaolo Capovilla e Dario Perissuti che li imbracciano come Efesto mentre forgia l’elmo di Enea, lungo tredici canzoni abominevoli e folli, anche quando il passo si fa spossato nella devozione amorosa di Girl o azzarda un funky d’acciaio come The Last Month’s Rent.  

Un debutto destinato a fare scuola.

E poi a farla saltare.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

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THE TELESCOPES – Hungry Audio Tapes (Hungry Audio)

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Chi ha seguito le vicende dei Telescopes successive a quel capolavoro perverso che fu Taste avrà familiarizzato con la mutazione genetica cui Stephen Lawrie ha sottoposto la sua band. L’agghiacciante assalto al rumore bianco dei loro primi dischi, una colata lavica in cui Elevators e Velvet si fondevano in un unico ammorbante fiotto elettrico, ha ceduto il passo a una diversa forma di “elevazione” psichedelica che non esiterei a definire post-rock se non fosse che i Telescopes sono in giro da quando gente come GYBE o Mogwai pisciavano ancora il letto. Un suono che si aggira spettrale in queste boscaglie di drones mutanti, sterpi elettroniche che alitano pesanti (Household Objective) aggrovigliate nelle maglie di moog, theremin e beat pulsanti dentro cui i respiri di Stephen e Jo sembrano precipitare. Loro sono i Suicide dell’età del silicio.

Franco “Lys” Dimauro

 

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