DIAFRAMMA – 3 volte lacrime (I.R.A.)  

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Il disco di raccordo fra la new-wave e la più classica canzone d’autore italiana. L’oppressione neogrigia ed intellettuale del disco di debutto dei Diaframma lascia il posto alla malinconia dell’amore e al turbamento che ne deriva.

3 volte lacrime si rivela sin dal titolo come un rifugio romantico, come un cantuccio antico e, nonostante i legami con il post-punk se non addirittura col punk non vengano affatto recisi (Grafico Deposit che usa come emblema lo stesso nome della precedente band di Sassolini, Libra), l’immagine che i toni del disco lascia passare è quella di un recente passato seppellito in piccoli vasi dove Miro e Federico si prendono cura dei propri affetti, nascosti nella complicità della penombra un po’ uggiosa di chissà quale soffitta fiorentina.

Se dunque Siberia era il manifesto di una sorta di piccolo stuolo di soldati allo sbando, senza più frontiere da difendere e sperduti in una simbolica tormenta, 3 volte lacrime riannoda i legami affettivi e si strugge in un tormento di sete e di abbandono assertivo alla promessa solenne di poterla saziare.  

Il suono austero dei Diaframma si stempera in una spontaneità meno dottrinale che lo rende più vulnerabile al gioco cui ha deciso di giocar perdendo. Perché non puoi lasciarti incantare dal trucco dell’amore senza disarmarti dei tuoi aculei e della tua corazza di ghisa, ricordo delle passate battaglie.

Devi essere disposto a lanciare i dadi.

Una, due….

….tre volte.   

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

tre-volte