SUD SOUND SYSTEM – Comu Na Petra (Compagnia Nuove Indye)  

Non hanno avuto fretta, i Sud Sound System, per organizzare il loro disco di debutto. Hanno la pazienza dei pescatori, dei mastri birrai, dei seminatori, dei canestrai, dei pestatori d’uva.  

Hanno lasciato che il mondo, anche quello degli atenei, si accorgesse di loro. Non come artisti, ma come baluardo dell’orgoglio meridionale. Del resto furono loro i primi a raccogliere i cocci della cultura salentina e creare con quelli un’anfora pregiata e a fare del dialetto una lingua universale immettendola in un flusso di musiche sospese fra tradizione e miraggio esotico, trasformando la Puglia nella nuova Giamaica e mettendo alla pari il raggamuffin con la pizzica del Sud.

Sono loro, come li definirà il sociologo Lapassade quando li citerà nelle Università italiane, i nuovi portavoce delle capacità terapeutiche della musica popolare.   

Non hanno avuto paura che quel Fuecu acceso agli inizi degli anni Novanta si spegnesse, consapevoli loro prima di tutti gli altri che non si trattasse di un fuoco di paglia.

E alla fine hanno realizzato un disco “capace”, sfaccettato, dinamico. Moderno e antico allo stesso tempo. Profondamente italiano eppure universale. Un disco che usa parole antiche in un linguaggio comprensibile ai giovani e che alla sfrontata e un po’ ingenua guerra al potere adottata dalle posse come terreno d’attacco e modello di appartenenza, sceglie una linea pedagogica vincente: rispettare e conoscere le proprie radici per potersi svincolare da ogni soggezione nei confronti della storia, scegliere la strada impervia della non violenza in risposta alle leggi non scritte dell’arroganza e della coercizione malavitosa che impera tra i giovani del Sud.

Canzoni potenti, ritmicamente e liricamente accese. Tutte dissimili ma tutte ugualmente importanti: Crisce, Afro Ragga Taranta Jazz, Soul Train, Azzate San Giuvanni, Te fumanu le più belle. Articolo 41 e Erba erba le più esilaranti. Perché non bisogna mai dimenticare di ridere e neppure di pensare. Neanche mentre stai ballando la dancehall.         

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

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