PORCUPINE TREE – Nil Recurring (Peaceville)    

Lo slancio creativo di Steven Wilson è incontenibile, straripante. Una fertilità che fatica ad essere contenuta nelle uscite “ufficiali” della sua band e che sceglie quindi percorsi alternativi, necessari, vitali per estendere i propri margini, sia fuori del contesto del gruppo-madre (Blackfield e No-Man quelli con vita più lunga) o che, all’interno stesso del percorso artistico dei Porcupine cerca vie di fuga alle solite scadenze “contrattuali” pubblicando materiale inedito in varie forme e differenti contesti. 

Nil Recurring è ad esempio un EP che raccoglie degli “scarti” dal precedente Fear of a Black Planet. Sono quattro pezzi che ostentano una visione completa e bilanciata del Tree-sound che, dopo le visioni oniriche di psichedelia elettronica dei primi album sperimentali, si è sviluppato in un contesto di metal progressivo affine a quello di bands come Tool, Opeth o Mars Volta. Nil Recurring, la prima traccia, mostra il carattere più Crimsoniano del quartetto: è uno strumentale impetuoso, con i synth di Barbieri che come sempre montano una impalcatura solenne dentro cui si muovono ferine le chitarre ringhiose di Steven Wilson e di Robert Fripp e in cui si incuneano i preziosi dettagli che ne arricchiscono la trama. Normal, a ruota, mostra invece la faccia più rassicurante dei Porcupine: un arpeggio acustico che si dipana morbidissimo e su cui si stende la voce androgina di Steven a disegnare un refrain vaporoso che pare galleggiare a un passo dalle nuvole. E’, nei fatti, una rivisitazione della Sentimental che stava sul disco maggiore e che tracciava tutto il “concept” che stava dietro al progetto: non un disco sugli orrori dell’Apocalisse come qualche critico a corto di idee scrisse a suo tempo ma un’opera sul malessere giovanile, sul disagio e lo scostamento che i giovani vivono tra l’allontanamento dagli affetti dell’infanzia e le nuove solitudini che il mercato tecnologico offre loro come alternativa. Cheating the Polygraph (affine alle dinamiche epiche dei Tool) e What Happens Now? (che sposta l’asse sul prog elettronico dei loro esordi, NdLYS) si riappropriano del lato più evocativo del loro suono con questa tensione sottesa che emerge veemente per poi riaffondare nelle onde di un suono mai domo, in una sorta di “calma apparente” che a me ricorda certi scenari da blockbuster da tragedia acquatica. Non so se avete presente film come Lo Squalo o L’Orca Assassina, quella tensione latente che si respirava nelle scene antecedenti alla furia della bestia. Le acque azzurrissime, terse, avvolgenti prima che i denti affondino nella carne. Ecco, la musica dei Porcupine Tree vive esattamente in questa dicotomia: è acquatica e predatrice al tempo stesso.

Ti avvolge e rassicura per poi lacerarti le viscere. Ha ombre e luci, costanza ed intermittenza.

Livore e dolcezza infinita.

Ambiguità e sensualità ermafrodita.

 

                                                                            Franco “Lys” Dimauro

download (93)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...