OFFICINE SCHWARTZ – Colonna Sonora di Remanium Dentaurum Cr Co Mo (estesa, rimasterizzata e videodocumentata) (Again Records/Luce Sia)  

A Dalmine, a mezzo miglio di distanza dall’autostrada Bergamo-Milano, una delle più grandi acciaierie italiane venne convertita, durante l’epoca fascista, nel più grosso stabilimento di munizioni per l’esercito tedesco. Novemila tonnellate di teste di siluri e tubi per missili V1 e V2 uscivano fuori, ogni mese, da quei capannoni messi su con i goldmark della Mannesmann.

Alle ore 11 del 6 Luglio del 1944, con la fabbrica in piena attività, 78 tonnellate di bombe da 500 libbre ciascuna oscurarono il cielo di Dalmine come un’enorme pioggia di metallo e di morte uccidendo quasi trecento persone e mutilandone quasi il triplo.

E’ il rumore dei bombardieri di quella che è passata alla storia come Operazione 614 e la cronistoria di quella giornata ad aprire l’album di debutto delle Officine Schwartz.

Ancora Bergamo. Ancora opifici. Anche se adesso siamo nel 1988.

Le Officine Schwartz hanno aperto i loro cancelli cinque anni prima ma è solo adesso, con questo prodotto fonografico associato ad uno spettacolo multimediale che nelle intenzioni sarebbe dovuto durare quanto un’intera giornata lavorativa (le famose “otto ore” che, andrebbe ricordato, furono rivendicate per la prima volta proprio dai lavoratori della Dalmine, NdLYS) e poi “ridotte” alle quattro ore presentate per la prima volta il 13 Febbraio del 1988 a Pantigliate di Milano che le Officine di Osvaldo Arioldi diventano l’avamposto più occidentale delle compagini industrial dell’Europa dell’Est. Di quello spettacolo non troverete traccia nel DVD pubblicato in allegato a questa preziosa ristampa se non nei ricordi trasversali dei loro protagonisti e che pure ne rappresenta uno dei punti di forza (l’altro è la canonizzazione dei trenta minuti di concerto registrati all’El Paso e circolati da sempre come cassetta tra le solite sette carbonare).

Da qui alla ruggine è infatti, più ancora che Remanium Dentaurum, un vero e proprio bagno nell’acciaio. Officine Schwartz rappresentano, su disco e tra i bidoni delle loro rappresentazioni multimediali, l’unica musica concessa a chi lavora nelle catene di montaggio.

La meccanica della fatica si trasforma dunque in fucina ritmica potente e disarmonica.

L’identità pluralista (il sindacato, i compagni di turno, la “classe operaia”) venuta a rimpiazzare l’annientamento della propria individualità si adatta al canto corale, polifonico di canzoni come Inno  dei lavoratori e delle officine o Ciao Bella!.

Barili, taniche e bidoni si trasformano nel nuovo grembo pronto ad accogliere i feti della civiltà industriale.

Il braccio operaio diventa il braccio di Dio.

   

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

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