CONSORZIO SUONATORI INDIPENDENTI – Tabula Rasa Elettrificata (Black Out)  

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Nel 1997 il fenomeno C.S.I. esplode come una granata.

Tabula Rasa Elettrificata, terzo disco in studio della band emiliana, arriva in cima alla classifica il giorno stesso della sua uscita.

A preparargli il terreno, nei mesi immediatamente precedenti, c’è stato il tanto discusso tour con Jovanotti che segna in qualche modo la prima crepa fra Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni, appena rientrato dal tanto sognato viaggio in Mongolia destinato a diventare il viaggio conclusivo della loro lunga storia.

L’accostamento con Lorenzo, fortemente voluto da Ferretti e in qualche modo subito dagli altri, accende dei conflitti che non si spegneranno neppure dopo la scissione del Consorzio eppure, in quella calda estate del 1997, la musica dei C.S.I. riesce a diventare uno tsunami che si abbatte su centinaia di migliaia di persone facendo terreno fertile per il successo di T.R.E.  

La musica dei C.S.I., in parte pensata in Mongolia (Ongii, Gobi, Bolormaa messe in centro, distese una di fianco all’altra, quasi a rappresentarne il cuore), si fa sussultoria, invadente, strabordante e sfacciata. Forse, almeno in chiusura, anche volgare. Ma ha una bellezza lacerante e seducente, con quelle chitarre che si abbattono come un temporale e sanno di uragano, di tromba d’aria, di tifone. Si alzano in cerchi concentrici a formare un imbuto di acqua e di polvere fino a risucchiarti in quel cuore mongolo che dicevo, per poi abbandonarti ai fendenti di dao che si scagliano sulle carni lungo i sei minuti di Accade.

Poi, alla fine, tutto viene trascinato via.

Portato a valle.

Ridotta a imbelle, sterile, igienica tabula rasa. Ricondotta a quella insolente sorgiva punk da cui tutto era stato generato due decenni prima.

Finchè tutto scompare.

La Mongolia, l’Occidente, i C.S.I.

Ciò che doveva accadere, è accaduto.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

C.s.i._-_tabula_rasa_elettrificata