AA. VV. – Shapes & Sounds #1 / #2 / #3 (Top Sounds)  

Secoli prima delle emittenti libere, delle broadcast-radio, delle trasmissioni in streaming e dei format in licenza, secoli prima di tutto ciò, c’era la zia BBC. Ovvero, per chi non conosce la storia della radiofonia, la prima e la più potente organizzazione di broadcasting del nostro pianeta. Così forte e potente che per un periodo, relativamente lungo, provò a colonizzare l’intera Europa. Per attuare il piano di conquista mise in piedi una vera e propria macchina da guerra: i gruppi venivano invitati a suonare negli studi della BBC, i fonici registravano le esibizioni e il risultato veniva stampato direttamente su vinile. I dischi venivano inviati settimanalmente alle emittenti che avevano aderito alla BBC’s Transcription Service garantendosi la professionalità degli speaker della radio inglese (Brian Matthew era il “titolare” del progetto ma in sua assenza venivano convocati David Symonds, Don Moss o Keith Slues) le cui voci si occupavano di presentare i vari artisti coinvolti e certe prelibatezze che di quei tempi non era facile agguantare con tempestività neppure nei negozi che si occupavano di dischi import. Ogni disco poteva essere trasmesso per sei mesi. Poi, teoricamente (come negli anni successivi per i “promo” delle case discografiche), andavano restituiti. Cosa che naturalmente non accadeva.

Ma la BBC aveva vinto la sua guerra. Che era innanzitutto una guerra di “branding” ma era anche un tentativo molto ben congegnato per assoggettare il mondo alle musiche della Terra di Albione. Cosa che le era riuscita particolarmente semplice, ovvio, dopo l’esplosione dei Beatles e degli Stones, ovvero gli anni in cui la musica inglese aveva tolto all’America di Presley lo scettro di potenza n.1 in ambito sociale.

Col passare degli anni i Transcription Discs sono diventati oggetto di un mercato che non è solo pirata ma anche legale, con la BBC che ha concesso la licenza per la pubblicazione di parte di quel materiale, un po’ come aveva fatto con le storiche Peel Sessions.

Quelle concesse alla Top Sounds hanno portato alla pubblicazione di queste tre fantastiche raccolte che si occupano proprio del periodo post-Sgt. Pepper’s, dal Maggio del ’67 al Gennaio del 1971. Ovvero gli anni in cui il beat aprì i suoi petali nella magica corolla della cultura freak generando piccole meraviglie come quelle di Kaleidoscope, Alan Brown!, End, Skip Bifferty, Timebox, Pretty Things, Gun, Montanas, Tomorrow, Bystanders, Bill Fay, Earth, Portrait, Casuals: piccole e grandi ninfee colorate nel rigoglioso giardino della Regina.

 “Sogni in technicolor” li chiamavano, ma anche questo i gggiovani d’ogggi non sanno cosa sia. Che peccato.

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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