LED ZEPPELIN – Presence (Swan Song)  

Sul far della primavera del 1976 alle stazioni radio e alle redazioni dei giornali britannici vengono recapitati dei misteriosi pacchi sigillati con dello scotch da imballaggio e un adesivo che avverte sulla fragilità del contenuto e che contiene una apparentemente indecifrabile scritta: “The Object, copyright 1976 Swan Song”.

L’indirizzo del mittente corrisponde al 484 di Kings Road, Londra, il quartier generale dei Led Zeppelin.

Qualcuno porta il pacco in Polizia, qualcuno lo ignora, qualcuno lo guarda con sospetto. Altri, i più coraggiosi e curiosi, lo aprono.

Dentro, avvolto in alcuni strati di cartone imbottito, c’è un misterioso obelisco di gesso dal profilo leggermente spiroidale, color nero opaco.

È una trovata pubblicitaria del gruppo Hypgnosis per avvertire dell’imminente arrivo del nuovo lavoro dei Led Zeppelin. Per segnalarne la “presenza”.

Lo stesso oggetto viene infatti riproposto ripetutamente sulla copertina del disco che arriva nei negozi nell’Aprile di quell’anno, aggiunto su dieci scatti di vita ordinaria e ordinata.

La scelta di usare un ritratto di felice e banale vita domestica per l’immagine di copertina di Presence non è casuale.

Il disco è infatti l’unico registrato da Robert Plant nella semi immobilità di una sedia a causa delle ferite riportate nel brutto incidente d’auto dell’anno precedente con cui ha rischiato di far fuori tutta l’intera famiglia durante una vacanza sull’isola di Rodi.  

Un album che esce a ridosso di un periodo difficilissimo per la band, costretta artisticamente a contrastare il fenomeno punk che li vorrebbe annientare e a rivedere le proprie posizioni sull’occultismo in virtù del lungo elenco di eventi nefasti che si concluderanno con la morte del figlioletto di Robert Plant e di John Bonham. Il disco è una sorta di lavoro speculare ad Houses of the Holy, con impennate notevoli come Achilles Last Stand, il trionfo Pageiano di For Your Life e quello Plantiano nel blues ordinario di Tea For One ma anche alcuni scivoloni nella palude del cattivo gusto come Royal Orleans, Hots On for Nowhere e Candy Stone Rock tra le cose più risibili di tutta la carriera.

L’attesa virile e fallica annunciata dall’obelisco era stata saziata da un amplesso di venticinque minuti.

Il dirigibile comincia pericolosamente a perdere quota e pressione.  

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

 

Presence

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3 thoughts on “LED ZEPPELIN – Presence (Swan Song)  

  1. Io lo trovo uno dei loro dischi più riusciti, il migliore dall’Innominato (e migliore di “III”). Poi senza dubbio nel giudizio interferiscono anche i gusti personali, ma dire che il gruppo è in calo mi pare esagerato…anche perché “Houses Of The Holy” non si compone di soli capolavori e meno ancora “Physical Graffiti”.

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