KINA – Troppo lontano e…altre storie (Blu Bus)  

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L’”autobus blu” era in realtà un Ford Transit.

Blu.

Lo stesso con cui i Kina attraversano le Alpi per lo storico tour europeo di tre mesi che chiuderà il quarto anno di attività della formazione di Aosta e al rientro del quale registrano e poi pubblicano, sempre sull’etichetta gestita da loro e dagli amici Franti, quello che è il più bel singolo di tutto l’hardcore italiano. Si intitola Troppo lontano ed è una canzone di una bellezza inarrivabile, il canale di gronda dentro cui defluisce tutto il sogno hardcore che aveva infiammato i cuori e che eravamo riusciti ad esportare pur senza avere nessun supporto “logistico” e contando solo su un’audace e non scritta regola di autogestione collettiva. Una di quelle canzoni in cui puoi sentire l’eco dei tuoi sogni di ribellione e, allo stesso tempo, il rumore delle sue schegge una volta infranti. Una di quelle che puoi cantare a squarciagola quando attraversi la tua città, carica di quel “rumore muto” descritto così efficacemente nelle poche righe del suo testo. O che la puoi suonare con gli amici, se credi ancora nei raduni fra amici. Se hai ancora amici che cantano con te e che con te condividono un ideale o ne coccolano la memoria.

Troppo lontano è il pezzo che dà il titolo e l’avvio a questa raccolta di “storie” dei Kina . Quelle che iniziano da lì e vanno avanti per altri dieci anni. Gli ultimi. Scelte nelle loro versioni più nude, che sembra più una raccolta del Guccini dell’epoca Folk Beat che un album di ricordi di una delle più longeve e migliori hardcore band italiane. Che alla fatta dei conti il Guccini deve averlo ascoltato per davvero. E anche altra roba “contestataria” del periodo, pure. E che però aveva trovato nel punk e negli ideali libertari quello che la generazione dei loro papà avevano trovato nel beat e nel comunismo da osteria.

Voi dove avete trovato i vostri ideali? Dove il vostro linguaggio?

O, come scriveva Giampiero sulle note di Se ho vinto se ho perso, siete finiti anche voi a timbrare il vostro cartellino trasformandovi in ciò che contestavate con forza, aspettando solo di prenderne il posto?

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

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