THE PRISONERS – TheWiserMiserDemelza (Big Beat)  

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Mi sono sempre piaciuti quelli che io chiamo i party-albums. Dischi che puoi mettere in diffusione mentre con gli amici dai fondo alla tua resistenza all’alcol e alla salsa tonnata, senza darti pensiero di dover girare disco. TheWiserMiserDemelza è uno di questi dischi. Avendo gli amici giusti, si intende.

È il periodo in cui, alle influenze tipicamente mod degli esordi (Small Faces, Kinks, Jam) la band sta provando ad innestare qualche variopinto influsso derivato dagli ascolti massivi dei dischi di Nice, Move, Deep Purple, Pink Floyd, Doors, Hendrix. La scelta di un titolo allusivo a quelle filastrocche psichedeliche tipo Aoxomoxoa ne è un chiaro esempio. Il suono ha però una dinamica molto moderna, tanto da essere considerato uno dei dischi essenziali per il baggy-sound dei primi anni Novanta.

A produrlo è Phil Chevron che nel 1985 entrerà tra le fila dei Pogues.

Ma le cose, dentro gli studi ICC, non andarono a gonfie vele. L’incapacità, a detta di Chevron, da parte di Graham Day di concentrarsi sulle parti vocali così come il rifiuto dello stesso di incidere la voce separatamente dal resto portò ad un compromesso non eccezionale: Graham Day avrebbe reinciso si le parti vocali ma sempre suonando la chitarra, ovviamente priva di amplificazione. Lungo tutto il disco è possibile, ad un orecchio attento, sentire lo strumming a vuoto che si riverbera sul microfono, creando un sottofondo ovattato non del tutto piacevole.

Nonostante tutto TheWiserMiserDemelza rivela un sound esplosivo e, nei pezzi scritti da James Taylor, una certa inclinazione al pop di maniera che farà il successo del suo Quartet qualche anno dopo, quando verrà acclamato come il Dio dell’acid-jazz inglese.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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