CAGE THE ELEPHANT – Cage the Elephant (RCA)  

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Avete nostalgia degli Hives?

Un rigurgito malinconico dei White Stripes?

La cura arriva dal Kentucky. Sono cinque farmacisti che siedono dietro il banco della farmacia Cage the Elephant. Hanno messo dentro un blister con il nome della loro bottega di speziali dodici capsule che possono alleviare i vostri sintomi.

Il debutto di questi ragazzini è destinato dunque a suscitare facili entusiasmi in virtù di un suono esuberante e sempliciotto che, e loro mettono subito le mani avanti sul pezzo inaugurale giocando in anticipo sulle critiche che li accuseranno di “non avere stile”, sicuramente procurerà loro le stesse insinuazioni di “cavalcare l’onda” che hanno subissato di critiche il debutto dei Jet, qualche anno fa.

Non è chiaro se il nome scelto dalla band americana giochi volontariamente (ma mi piace pensare sia così) con lo stesso pachiderma che ha decretato il successo dei White Stripes, magari usandolo come simbolo scaramantico. Però l’influenza del duo di Detroit è innegabile aleggi su tutto il disco, seppur mitigata da un approccio più da slacker che non può non ricordare quello di Beck e dei dimenticati G. Love and The Special Sauce (Ain’t No Rest for the Wicked, Back Against the Wall, Cover Me Again).

Con i video giusti, che sono certo la RCA sovvenzionerà senza problemi, potrebbero diventare un gruppo destinato a raccordare i gusti di un pubblico numeroso. Altrimenti, potrebbero finire nel grande deposito delle comete che tornano di tanto in tanto a risolcare i cieli ma di cui nessuno, dopo il primo passaggio, ha più voglia di guardare la coda. Qualcuno ha detto Vines?

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

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