THE FALLEN LEAVES – What We’ve All Been Waiting For (Parliament)  

Non ho mai fatto mistero dei miei preconcetti sui reduci. Portatori sani (spesso neppure tanto sani) di una idea del rock ormai tragicamente svincolata dal contesto culturale e biologico che ne hanno provocato la scintilla. Perpetuazione a volte presuntuosa e spesso moribonda di un concetto svuotato di ogni suo significato. E’ il motivo per cui non mi vedrete mai ad un concerto dei Deep Purple e neppure alla reunion degli Standells. Ma un preconcetto ha bisogno di essere poi smentito o confermato dai fatti, altrimenti diventa codice. E io, pur portandone il nome, non sono San Francesco d’Assisi. Chiedete in giro, ve ne daranno conferma.

Per cui, anche se amo tenere in dispensa piatti freschi, ogni tanto mi piace tirar fuori qualcosa dal reparto surgelati e sentire come sa.

Mi è capitato di recente con i Fallen Leaves, tra le cui fila di veterani ne sono passati tanti (da Paul Cook dei Sex Pistols a Ian O’Sullivan degli Aardwarks, da Paul Myers dei Subway Sect a Brett Ascot detto Buddy che fu batterista dei Chords, fino a Sir Robert Symmons, la chitarra petulante nascosta dietro la voce di Vic Godard nei Subway Sect e che continua a tenere salde le redini del gruppo) e che sono già arrivati al quarto album della loro “seconda giovinezza”, riuscendo a scacciare il fantasma della vecchiaia e in parte, a costruire quell’eccezione alla mia regola di cui accennavo all’inizio. Perché il loro garage-rock suona meno imbalsamato di quello di tanti giovanotti, riportando alla mente le informali canzoni di formazioni dissidenti come Monochrome Set, Television Personalities, Times, June Brides, stese però sotto il ferro anti-progressista di band anarchiche come Troggs, Johnny Kidd and The Pirates, Downliners Sect, Dr. Feelgood e Mighty Caesars.

Niente accordature strampalate, accordi secchi e asciutti di un rigore quasi kinksiano, con tanto di assoli dozzinali e “provvisori”.

Di quelli che “poi lo perfeziono” e invece, non verranno mai perfezionati. Perché sono già perfetti così.

Come nel beat.

Come nel punk.  

Come nei Fallen Leaves.

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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