ULTIMA SPIAGGIA – Il disco dell’angoscia (Ultima Spiaggia)  

Uno dei dischi più inafferrabili (non solo in senso artistico: provate ad afferrarne una copia, visto che non è mai stato ristampato in alcun formato, NdLYS) degli anni Settanta italiani porta la firma di Ricky Gianco, il baffuto agitatore Lodigiano che era stato tra i primi a sdoganare il rock ‘n roll nella nostra bella penisola e a tradurre nella nostra ridente lingua i testi dei Beatles. E che attraverserà gli anni Settanta lanciando una nuova genie di cantautori (da Enzo Jannacci a Gianfranco Manfredi), dando rifugio al Canzoniere del Lazio appena “ripudiato” da I Dischi del Sole, e mettendo in piedi un paio di etichette discografiche sotto i cui marchi stampa bizzarrie per tutti i gusti e tutte le età.

Tra questi Il disco dell’angoscia è uno dei più stravaganti. E non solo nella sua discografia. Un disco stilisticamente paradossale e che nel suo paradosso finisce per essere uno dei lavori della stagione “prog” che ha meglio superato la prova del tempo. Proprio perché alla fine, di prog, Il disco dell’angoscia finiva per averne poco. È piuttosto una giostra musicale dove finiscono per vivere fianco a fianco musiche di ogni tipo, dalla romanza al rock ‘n roll, dalla samba brasiliana (probabilmente “consigliata” da Ivan Cattaneo, coinvolto assieme a Tullio De Piscopo, Manfredi, Ellade Bandini, Hugo Heredia e Nanni Ricordi nel progetto) alla pop-music artificiosa tipica di quegli anni, dal funky al free-jazz, interrotte (ma in realtà unite, per dare senso al tema “concettuale” del disco basato sull’incidente stradale che coinvolge il protagonista) da voci trattate, canti gregoriani, sussurri, cori da stadio, rumori di pneumatici e ferraglia.

Un disco incredibilmente vitale e ingiustamente dimenticato da noi italiani vittime da sempre di Alzheimer precoce.    

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

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