ALESSANDRONI – (Industrial by Alessandroni) (Dead-Cert Home Entertainment)  

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Che a rendere omaggio e meriti alla storia di Alessandro Alessandroni debbano pensarci gli stranieri la dice lunga su quanto siano miopi discografici e pubblico del nostro paese a forma di camperos. Colui che in patria è conosciuto per essere nient’altro che il “fischio” dei western di Sergio Leone (e ti pare poco) è stato in realtà uno dei più pregiati avanguardisti sonori della nostra storia. Il suo lavoro di ricerca sulle “musiche possibili” in campo elettronico sono ancora oggi un patrimonio di cui dovremmo andare orgogliosi. Un grandissimo artigiano della sonorizzazione e dell’effettistica il cui enorme patrimonio in larga parte affidato ai cataloghi di library-music (gli “archivi” musicali di cui le case di produzione cinematografica e televisiva si dotarono per musicare i loro documentari) è ancora in fase di inventariazione. (Industrial by Alessandroni) racimola ad esempio quindici fulgidi esempi di musiche ispirate al mondo delle fabbriche, ai rumori delle macchine, ai ronzii dei trasformatori, ai ritmi parossistici delle catene di montaggio e alla nevrosi della civiltà del dopo-boom che ancora oggi ci rende schiavi, anche davanti al muto ma chiassoso schermo di uno smartphone.

Polaroid sonore del nostro tempo. Arte viva.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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BLONDE REDHEAD – 3 O’Clock (Wa Kuru/Ponderosa Music & Art)  

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Le ore Tre giapponesi sono l’equivalente delle ore Cinque per l’Inghilterra e per quanti  hanno adottato il medesimo angolo di 150° per sorseggiare pigramente il loro tè.

È la stessa indolente pigrizia pomeridiana e post-prandiale che avvolge le quattro canzoni di questo extended play dei Blonde Redhead, tutte mollemente accucciate dentro un morbido utero di ovatta. Piccole intermittenze elettroniche, nuvole placide di archi (quelli dell’American Contemporary Music Ensemble, NdLYS) sospinte da discreti soffi di ottoni, squarci bucolici di una natura che asseconda servizievole il sonno del Dio Pan riverberando l’eco del suo stesso flauto.    

3 O’Clock indugia fattivamente in quella ricerca della soave bellezza che è diventata una prerogativa del terzetto italo-giapponese e che è riuscita a coniugare con destrezza il dream-pop occidentale, la library music di cui l’Italia dei fratelli Pace fu maestra negli anni Settanta e lo Shibuya-kei che fu invece dominio del Giappone di Kazu Makino.

Musica per sonorizzare i rifugi antiaerei.

Per proteggere occhi ed orecchie dalla devastante miseria del mondo che passa là fuori.

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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