THE PRISONERS – A Taste of Pink! (Own-Up)  

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Malgrado sia diventato negli anni uno degli Hammond-heroes più richiesti e i Prisoners stessi ne abbiano costituito in qualche modo la sua prima palestra, quella su cui James Taylor poggia le dita sui primi due dischi dei Prisoners, a dispetto di quello che qualche mediocre guida sul garage vi dirà, non è altro che una tastiera Casio. Il groove è tuttavia identico a quello di un Georgie Fame. Il suo ingresso tra le fila della band, agli inizi del 1982, avrebbe dato ai Prisoners quel mood distintivo di cui la loro demo incisa pochi mesi prima come terzetto era priva, creando lo scarto decisivo dalle altre band provenienti dalla medesima area del Medway.

Inciso in due domeniche di fila, A Taste of Pink! rivelò a tutta l’Inghilterra quello che prima era un tipico prodotto dell’area suburbana di Londra e che diventerà una delle più grandi lost-bands degli anni Ottanta. Un disco ancora crudo, in cui le influenze di Jam e Pretty Things si stanno coagulando in un prodigioso intruglio di rock elettrico, beat e anima nera che li avrebbe imposti come la più grande mod-oriented band del decennio, alla ricerca di una formula unica modellata su riferimenti estetici e musicali ben precisi: Small Faces, Spencer Davis Group, la Stax, l’Hammond-beat, la psichedelia hard dei tardi Sixties, Jimi Hendrix, tutto litografato e impresso su un beat dinamico dal taglio garagistico.

Per onore di cronaca, A Taste of Pink! viene registrato quasi per uso personale, in sole 500 copie, giusto per documentare un periodo che sembra già destinato a finire, visto che in autunno James Taylor ha già deciso di lasciare i compagni per riprendere l’attività di studente a tempo pieno presso la Sir Joseph Williamson’s Math School di Rochester.

L’inaspettato successo del disco, venduto al banco della Rough Trade e a qualche concerto, riporta però James Taylor sulla retta via. I Prisoners si ricompattano per incidere, non prima di aver debuttato ufficialmente a Londra, di spalla ai Barracudas, quello che dovrebbe essere  il loro capolavoro. E che invece non lo sarà.          

 

                                                                       Franco “Lys” Dimauro

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