THE CHARLATANS – Some Friendly (Dead Dead Good)  

Una volta zittito l’esistenzialismo degli Smiths, Manchester si trasformò alla fine degli anni Ottanta nella città più festosa d’Inghilterra. L’avvento di un paradiso artificiale dove club, dj e droghe avevano dato una nuova spinta creativa e in cui tutti, davvero tutti, sembravano perennemente felici. Perlomeno dalle 5 del pomeriggio alle 9 del mattino successivo.

I dischi di quella stagione sono come quelle fontane che sprizzano scintille sulle torte di pan di zucchero. Che ti ci metti dietro e ti fai la foto col sorriso da prima comunione.

È una gioia apparente, ma per un bel po’ di tempo sembra una gioia vera. Ed è una gioia contagiosa ed empatica soprattutto se alimentata dall’ecstasy.

E così tutti ci facciamo la foto. Con un disco dalla copertina coloratissima sotto il braccio.

Io vengo bene col primo dei Charlatans.    

O almeno così credo. Maledette pastiglie.

E mi sembra di sentire la voce di Jon Lord che mi chiama da un punto indistinto della sala. O forse è quella di James Taylor, l’organista dei Prisoners. Che mi dice che se la gioia la percepiamo come vera, allora lo è.

Some Friendly aveva questa capacità. Di alleggerirti la vita con un sorriso. Di trasformare lo stereo in un palloncino colorato che vola verso l’alto. Di allungare l’estate dell’amore e accompagnarla verso l’autunno senza farcelo capire, con garbo, senza chiedere nulla in cambio, “amichevolmente”.

Poi, domani alle 9, saluteremo il signor padrone.

Non prima però. Non prima.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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