RANCID – Trouble Maker (Hellcat)  

Tim Armstrong è calvo. Ma ha fatto fortuna con lo spot di uno shampoo.

Tim Armstrong ha un capitale stimato di circa tredici milioni di dollari.

Tim Armstrong ha le unghia smaltate di nero, come Steve Stevens.

Tim Armstrong ha scritto il terzo album di Pink!. Tutto, per intero.

Tim Armstrong si è fatto crescere la barba, da quando suo padre è morto nel Giugno del 2012.

Tim è il cantante dei Rancid dal 1991. Prima, per un paio di anni, era stato il chitarrista degli Operation Ivy. 

Trouble Maker è il primo album che incide dopo aver varcato la soglia dei cinquant’anni. Il primo con il loro logo originario in copertina, come fu sul disco di debutto. E non è un caso: Trouble Maker è un ritorno al punk delle origini, di quello che i Rancid si concedono di tanto in tanto senza cedere alla tentazione dei ritmi skank (qui appannaggio della sola Where I’m Going). Nonostante le loro iconiche creste siano ormai un ricordo del passato destinato a rimanere tale ma la si sia voluta comunque disegnare sulla copertina, davanti alla skyline di San Francisco, proprio sotto l’architettura sospesa del Golden Gate.

Ma che disco è Trouble Maker? Un buon disco di punk-rock. Uno di quelli buoni per pogare e non per salvare il mondo dalle sue rovine, sia chiaro. Cosa cazzo vuoi salvare con una banalità come Bovver Rock and Roll?

Ma del resto, i punk non hanno mai voluto salvare il mondo. Al limite dichiarare il proprio voltastomaco e annunciare una guerra alle sue idiozie, spesso con altre idiozie.

I Rancid lo fanno ancora, anche se a vederli oggi, sgombri di spille, borchie e creste sembrano gli Uncle Tupelo. E lo fanno, tecnicamente, molto ma molto meglio di quanto non lo facessero venti anni fa, inutile negarlo. Buddy, Farewell Lola Blue, Molly Make Up You Mind, Beauty of the Pool Hall, Cold Cold Blood, This Is Not the End e le loro chitarre scuoiate ne sono la controprova.

Senza nessuna vera ribellione.

Attenti a custodire quanto hanno finora messo in Banca.

Accontentando dunque i fan che vogliono solo divertirsi e sentire il rock and roll che gli perfora le viscere, senza dover per forza preoccuparsi di essere sul lato giusto della strada.

Perché forse il lato giusto non c’è.

Vivete e poi morite.

Non c’è altro.   

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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