THE STOMACHMOUTHS – In Orbit (Got to Hurry)  

Agli inizi del 1987 l’epidemia europea per la febbre garage-punk raggiunge il suo culmine. Ogni piccolo club del Vecchio Continente ha il suo calendario di eventi dentro i quali, inevitabilmente, far esibire le stelle del movimento, che si tratti di scalcinate band locali o dei grossi nomi d’oltreoceano divenuti già leggenda.

Apice di questa pandemia è lo Psychorama, un tour itinerante che porta in giro per tutta l’Europa nomi come Creeps, Sick Rose, Fuzztones, Sting-Rays, Vietnam Veterans, Last Drive, What…For! e, ovviamente, gli Stomachmouths. Agghindata come Freddy and The Dreamers, la band svedese conquista tutto quel che c’è da conquistare, come fosse una flotta di panzer del Risiko!. Chi avesse frequentato lo Slego di Rimini in quegli anni potrà farvene testimonianza. Greg Shaw, fiutando la nuova gallina dalle uova d’oro, pubblica la solita vagonata di demo e discutibili tracce dal vivo vecchie di due anni per una pubblicazione che, grazie al marchio Voxx impresso in copertina, diventerà il disco più venduto della band, senza che questa ne avesse neppure autorizzato la pubblicazione. In tutta risposta però Stefan Kéry serra le fila e impone alla band, a primavera inoltrata, qualche seduta di registrazione per un nuovo prodotto ufficiale. Il disco, pubblicato ancora una volta dalla Got to Hurry, presenta una scaletta ridotta a sei pezzi ma è di una bellezza spietata. I cinque brani firmati dalla band mettono in mostra un suono e un taglio vocale che sta leggermente degradando verso lidi più “europei”, con un occhio ai Pretty Things e l’altro alle vecchie band nord-europee. Rimanendo gracchiante e solcato come i mari del Nord dalle baleniere vichinghe, da un organo implacabile. In chiusura, una cover madornale di Hold Me Now dei Rumors strappata al primo volume di High in the Mid-Sixties e tirata per i capelli, lacera la pelle come diossina.

In Orbit conferma la caratura degli Stomachmouths che vengono contattati da un produttore televisivo per essere i protagonisti di una serie tv ispirata ai B-movies degli anni Sessanta ma non se ne farà nulla. In un ultimo show ad Amburgo gli Stomachmouths salgono sul palco per l’ultima volta, nell’autunno di quell’anno.

Un ultimo rigurgito gastrico e tutta la scena garage-punk svedese viene trascinata via da una colata di vomito verde.

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

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