SPIRITUALIZED – Ladies and Gentlemens We Are Floating in Space B P (Dedicated)  

Se la vigilia di Ferragosto del ’95 aveva visto scendere nell’arena i Blur e gli Oasis con la voluta (da parte dell’etichetta dei primi) pubblicazione in simultanea di Country House e Roll With It, il 16 Giugno di due anni dopo un’altra uscita cronometrata mette a confronto i Radiohead e gli Spiritualized, ovvero il lato più intellettuale della “giovane Inghilterra”, quella più lontana dalle zuffe in stile hooligan e dalle riviste per ragazzine alla prima cotta. Sono entrambi al terzo album ma la storia musicale di Jason Pierce, l’argonauta alla guida degli Spiritualized, affonda negli anni Ottanta quando, nemmeno maggiorenne, aveva dato vita agli Spacemen 3 scartavetrando sui dischi di Stooges e 13th Floor Elevators.

Pierce ha già la scimmia sulla spalla da un po’ quando decide di portarsela in giro per lo spazio. Non ha mai sorriso tanto ma da quando Kate Radley lo ha mollato per celebrare in tutta segretezza le sue nozze con Richard Ashcroft, ha smesso di sorridere del tutto pur conoscendo il potere terapeutico del sorriso come ammette candidamente su Broken Heart, il pezzo su cui dà al suo dolore la forma di un requiem. Pierce la porta ancora una volta con sé, per l’ultima volta, nel suo viaggio più ambizioso. Anzi, è proprio la voce di Kate ad introdurre al lunghissimo viaggio affrontato da Pierce alla ricerca dell’armonizzazione perfetta tra la musica orchestrale, gli effluvi psichedelici e i canti di redenzione della musica sacra, affrontando distanze difficilissime da misurare.  

Ladies and Gentlemens We Are Floating in Space B P (dove B P sta per British Pharmacopoeia, ovvero il prontuario farmaceutico ufficiale inglese, NdLYS) è insomma lo scafandro con cui Pierce esce dalla navicella della sua band per tuffarsi nello spazio. Salvo poi, ma di questo era molto probabile Pierce ne fosse pienamente consapevole, restarne intrappolato a vita.

La vastità dello spazio, richiamata nelle dimensioni mastodontiche del lavoro e nel movimento fluttuante e antigravitazionale di molte sue tracce, equivale per il musicista inglese al metro quadrato della sua prigione.

L’anelito religioso sfuma in un atto privo di fede. Non consegnando a Dio neppure un’oncia del suo dolore, egli lo rende spettatore e non terapeuta della sua follia o conforto del suo tormento.

Noi lo siamo parimenti. E l’annuncio iniziale, a mo’ di avviso televisivo, non fa che confermare quale sia il ruolo cui siamo chiamati, obbligati ad assistere all’incanto dello schiudersi dell’atto creativo con la stessa meraviglia suscitata dal fiorire del loto, dallo spumeggiante gocciolio della manna o dall’incompiuto “sorriso” di Brian Wilson trasformato dal tempo in un ghigno di feroce follia.

Il terzo album degli Spiritualized si scioglie come un cero votivo dalle dimensioni paradossali. Noi veniamo macchiati dal suo muco d’ape in un’estasi che vorremmo mistica ma che più spesso è soltanto una trance di trasporto inerte e sbadigliante.

Vollimo, fortissimamente vollimo, farne un disco incommensurabile, non riuscendo a fare bene i calcoli.

Qualcuno, con analogo trasporto, giura di aver visto la Madonna salutarlo dalle nuvole, in una calda giornata di preludio d’estate.   

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

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